Ordine Assistenti Sociali Piemonte

17 maggio 2018 – “A.S. sei Social? La comunicazione tra realtà ed immaginazione” – un report a cura di Ileana Bochicchio, studentessa di Servizio Sociale a Torino

Il 6 maggio l’Ordine ha ricevuto una mail da una studentessa di servizio sociale dell’Università di Torino che diceva di essere in procinto di iniziare la tesi e raccontava che era sua intenzione concentrarsi sulla rappresentazione degli assistenti sociali e il ruolo dei media nella costruzione di una comunicazione non adeguata.

Chiedeva se possibile la partecipazione, anche in “cambio” di attività di volontariato. Come ricorderete i posti erano esauriti da tempo ma abbiamo pensato sarebbe stato utile avere da lei un report dell’evento da pubblicare sul sito.
Eccolo, Ileana ha scritto una sintesi di quanto emerso. Il testo è stato pubblicato così come trasmesso senza alcun tipo di revisione.
La ringraziamo!

 

17 maggio 2018

“A.S. sei Social? La comunicazione tra realtà ed immaginazione”

Aula Magna d’Ateneo presso Cavallerizza Reale, Via Verdi 9

Presentazione

L’obiettivo che ha mosso l’Ordine Assistenti sociali del Piemonte alla realizzazione del convegno è stato quello di fare il punto di come la professione di assistente sociale venga rappresentata e percepita all’esterno della comunità professionale.

Attraverso gli interventi di professionisti ed esperti del settore, il convegno ha permesso un confronto proficuo che ha stimolato spunti di riflessione su come la comunità professionale, adottando un’ottica proattiva piuttosto che reattiva, possa limitare quell’immagine distorta con cui i mass media rappresentano il servizio sociale.

Sono state offerte dunque chiavi di lettura del fenomeno che aprono una visione più ampia e grazie ad interventi multidisciplinari, è stato fornito un quadro esaustivo di come l’avvento di internet abbia modificato la nostra contemporaneità e il contesto in cui i professionisti devono muoversi per attuare progetti di narrazione innovativi.

 

“Mi piace? Diritto, Social e Assistenti Sociali”

Cinzia Alesiani Avvocato – Consulente Legale CROAS Piemonte

L’avvento di internet e l’utilizzo dei social media ha aumentato e facilitato la possibilità di aggredire perché rendendolo molto più facile ha favorito la nascita dei professionisti dell’aggressività. Secondo una ricerca del 2016 i bersagli sono principalmente donne, migranti, omosessuali e diversamente abili e poiché gli assistenti sociali sono per lo più donne che si occupano di queste categorie, divengono un facile capro espiatorio.

Di fronte a questo quadro è importante conoscere le regole che l’assistente sociale deve rispettare e quelle che può pretendere di far rispettare.

Nel nostro ordinamento sono previsti due tipi di responsabilità e due tipi di sanzioni principali:

la responsabilità civile per cui chiunque crea un danno deve risarcirlo e la sanzione è in genere un risarcimento in termini di denaro e la responsabilità penale che deriva dal fatto illecito ed ha come conseguenza una sanzione penale che può arrivare fino alla limitazione della libertà personale.

Nel mondo di internet possiamo trovare diversi fatti illeciti:

  • Tradizionali: previsti nel Codice Penale del 1927 e se commessi con l’uso delle nuove tecnologie sono ritenuti più gravi perché hanno un effetto più impattante. Riguardano la lesione dell’onore (ingiuria e diffamazione) e la lesione della libertà personale e morale che sono sanzionati maggiormente perché tutelano dei diritti fondamentali (minaccia, atti persecutori, tortura)
  • Informatici: introdotti dal legislatore nel 1993 come delitti contro la libertà personale e l’inviolabilità del domicilio. Personal Computer e cellulare sono paragonati al domicilio e ne viene dunque sanzionato l’accesso abusivo.

Inoltre, di recente introduzione è il reato derivante dalla ripresa di una conversazione e la sua pubblicazione al fine di ledere l’immagine e la reputazione del soggetto ripreso.

Infine vi è il Cyberbullismo che è un illecito che riguarda i minori e i genitori dei minori e prevede sanzioni disciplinari affidate alla scuola.

Di fronte a questo quadro si rileva che le difese tradizionali (querela, esposto, azione civile, diritto all’oblio, diritto alla rettifica) sono tutte ex post, arrivano spesso dopo un arco temporale decisamente ampio e sono molto costose. Ecco perché ci si dovrebbe concentrare su difese preventive attraverso un maggior controllo dell’aggressività degli utenti, lo studio delle situazioni a rischio e la tutela del professionista nelle sedi di lavoro.

L’avv. Alesiani conclude che i professionisti dovranno ricorrere alla prudenza poiché nell’esposizione ai social bisogna pensare che tutto ciò postiamo potrebbe essere visto anche dai nostri utenti e alla

creatività, applicando norme tradizionali ai nuovi diritti che dobbiamo imparare a tutelare.

 

A.S.: Always socially connected?

  1. Bertarelli, E. Corsi, S. Lequio, C. Medici, M. P. Mellano, G. Pasquero, S. Pollano

Gruppo territoriale Area Cuneo – Ordine Assistenti Sociali Piemonte

Si riflette sull’impatto che la tecnologia ha nel quotidiano e si cerca di comprendere quali siano le dimensioni del cambiamento della nostra contemporaneità:

  • Spazio pubblico/privato, reale/virtuale: attualmente ci muoviamo in due spazi che si vanno ad intersecare, il reale dove compiamo le azioni quotidiane e il virtuale in cui costruiamo parte delle nostre relazioni e della nostra intimità. In questo senso privato e pubblico si intersecano perché l’utilizzo dei social avviene anche in luoghi intimi come l’ambiente casalingo e i nostri comportamenti sul web forniscono informazioni che creano un’immagine che diviene pubblica.
  • Tempo: comunichiamo in maniera sempre più veloce e fornendo risposte sempre più immediate. I confini tra tempo lavoro e tempo libero divengono sempre più labili e cominciano a confondersi perché si può essere raggiunti costantemente da contatti e da interferenze di diverso tipo in qualsiasi momento della giornata.
  • Relazioni: divenendo sia di tipo reale che virtuale il cambiamento riguarda la presenza fisica del soggetto; cambia dunque il modo di stare con gli altri perché le relazioni senza una effettiva presenza fisica inviano informazioni differenti. Ciò può essere considerato un vantaggio perché permette ad un soggetto di controllare ciò che vuole trasmettere dal punto di vista emotivo, ma anche uno svantaggio perché non consente di avere quel quid in più che è caratteristico delle relazioni reali. La comunicazione per immagini è estremamente mediata, ed ognuno può associarvi un significato diverso.

Infine dalla ricerca del gruppo emerge che le potenzialità del web sono: la conoscenza di stili di vita, celerità, immediatezza e circolarità delle informazioni che favoriscono il lavoro in rete con colleghi, il potenziamento di forme sostegno e il supporto nel lavoro di rete.

Le criticità invece sono: la sovraesposizione della figura dell’assistente sociale, il Gap tecnologico perché non tutti i servizi sono dotati delle tecnologie necessarie per lavorare nel web, un overload di comunicazione a causa delle innumerevoli informazioni che limitano la riflessività necessaria per poter fornire una buona risposta, confini sempre più effimeri del tempo libero e tempo lavoro, il ruolo caratterizzato da troppa informalità per il fatto che, potendo reperire informazioni in rete, molti utenti si sentano esperti.

Attualmente si rileva che la comunità professionale risulta poco avvezza all’uso delle nuove tecnologie e si ritiene sia necessario fornire una formazione specifica in merito.

“Cavalcare la tigre? Venti anni di ricerca sulle rappresentazioni dell’Assistente Sociale”

Elena Allegri – Università del Piemonte Orientale

La Dott.ssa Allegri nel suo intervento presenta i tratti salienti di una serie di ricerche sulle rappresentazioni dell’assistente sociale nei media, svolte nell’arco di 20 anni. Per cominciare a riflettere su questo tema viene mostrato un video in cui gli operatori di un ospedale raccontano la loro esperienza lavorativa, parlando di emozioni e ammettendo anche quanto sia possibile commettere degli errori.

Bisogna dunque ragionare sul fatto che la professione debba cominciare ad esporsi, accompagnando alle occasioni di incontro tra comunità professionale e scientifica, momenti di maggiore coinvolgimento non solo con i giornalisti, ma anche e soprattutto con il pubblico più vasto.

Attraverso le ricerche svolte, infatti, si rileva una mancanza di prestigio della figura dell’assistente sociale rispetto ad altre professioni di aiuto, ecco perché si rende necessario sensibilizzare il pubblico ed esporre in modo chiaro le funzioni che vengono svolte.

“Cavalcare la tigre” significa controllare e volgere a proprio favore una situazione molto difficile. Tale espressione viene utilizzata in questo contesto per spiegare l’atteggiamento che la professione deve adottare nei confronti dei media che vengono paragonati ad una tigre che non va contrastata, ma che bisogna cercare di cavalcare al fine di padroneggiare la sua immensa energia.

I media sono fonti di informazione, elaborano, trasmettono e vengono influenzati dalle rappresentazioni in questo continuo moto tra immagini di diversi gruppi che compongono la società e la rappresentazione pubblica di determinati problemi.

All’interno dei media vi è un’agenda setting guidata dal potere politico che determina, spesso implicitamente, quali siano i temi da trattare; quando ci si occupa di servizio sociale non si focalizza mai l’attenzione sulle politiche sociali che si stanno via via dissolvendo e sull’assenza di una lotta seria alla povertà.

E’ fondamentale dunque interrogarsi su quali siano i pregiudizi che vengono trasmessi e la motivazione che sta alla base di una diffusione negativa dell’immagine degli assistenti sociali che attraversa tutta l’Europa.

In merito al concetto di rappresentazione sociale esso è stato coniato da Moscovici per identificare un processo dinamico il cui obiettivo è contrastare la paura dell’ignoto e permettere alla mente umana di controllare, attraverso l’utilizzo di stereotipi, tutto ciò che di nuovo le perviene.

Nello specifico, le rappresentazioni dell’assistente sociale sono multidimensionali, polisemiche, presentano numerosi significati che hanno soprattutto valenza negativa all’interno delle narrazioni e contribuiscono alla trasmissione di processi di stigmatizzazione non solo rispetto alla professione, ma anche verso gli utenti del servizio sociale, la cultura del sociale e l’organizzazione di appartenenza.

Utilizzando la metafora dell’iceberg (un blocco di ghiaccio in cui la parte sommersa corrisponde a 7/8 ed è viva ed in continuo movimento) si medita sulla visibilità dell’assistente sociale.

Una ricerca svolta su 41 testi mediali riscontra una figura dell’assistente sociale che appare nei film con un grande potere decisionale sulla vita degli altri e nella narrazione le rappresentazioni positive sono decisamente esigue e riguardano più che il lato professionale quello personale.

Le attività professionali sono divise per genere: le donne svolgono molti colloqui, ma la conduzione di riunioni e supervisione sono effettuati dagli uomini.

Vengono identificati dei tipi che sono: il controllore burocrate, il benefattore insoddisfatto e l’utopista consapevole. Tali caratteristiche confermano che non vi è una rappresentazione netta e ne dimostrano la polisemicità e multiformità.

Allo stato attuale le ricerche mirano a considerare la professione che tratta dei temi specifici ed un esempio è lo studio della rappresentazione sulla violenza domestica nei media; attraverso l’analisi di due testate giornalistiche divergenti, La Repubblica e Il Giornale, si dimostra l’enorme influenza che esiste tra quotidiano cartaceo, la versione on-line, il sito del giornale a cui si fa riferimento e la corrispondenza contemporanea con tutti i social media.

In merito ai giornali su carta stampata che sono stati presi in esame, viene mostrato come il tema della violenza sulle donne venga esposto attraverso una selezione di immagini in cui si enfatizzano le foto delle donne assassinate utilizzando un criterio legato alla bellezza femminile. Oppure la modalità con cui si possono rafforzare degli stereotipi quando viene specificato che l’assassino è di nazionalità differente. Ci sono poi i casi di denunce ignorate, dei delitti annunciati in cui gli assistenti sociali dimostrano impotenza ed adottano un atteggiamento difensivo, che non vanno a casa dei cittadini, che conoscono il pericolo corso dalla vittima ma non hanno fatto nulla ed infine, persiste l’immagine di ladri di bambini. La comunità professionale deve attivarsi affinché nei dibattiti questi aspetti vengano messi in risalto.

Per riepilogare, nella stampa e nei media vi è un’informazione incorretta poiché come già specificato in precedenza, mancano i riferimenti a leggi politiche sociali pressoché inesistenti, non viene mai specificato che gli interventi dei professionisti dei servizi socio sanitari sono indirizzati dall’organizzazione da cui il servizio dipende ed infine non viene mai puntualizzato che per motivi deontologici gli assistenti sociali non possono rilasciare dichiarazioni specifiche sulle situazioni delle persone.

E’ sostanziale dunque tentare di influenzare l’opinione pubblica tenendo conto del contesto, il problema, le risorse, i servizi ed i progetti; un piccolo passo potrebbe essere compiuto, ad esempio, chiedendo ai giornali locali di offrire la possibilità ad un assistente sociale di occuparsi di temi sociali.

A conclusione del proprio intervento la Dott.ssa Allegri pone tre domande che incito alla riflessione:

1) chi e come può dare voce al pensiero dei professionisti?

2) qual è il ruolo dei Croas e Cnoas e come gli assistenti sociali possono collaborare? Come possiamo lavorare come professionisti con i giornalisti e con i media?

3) come attivare un confronto con altri professionisti affinché vengano raggiunti obiettivi su temi comuni per non stare da soli e uscire dalla logica della difesa della professione?

“Vorrei ma non posto”

  1. Attinà, L. Caretti, A. Biollo, S. Colombo, M. Dal Piva, E. Martignoni – Gruppo territoriale Area VCO Ordine Assistenti Sociali Piemonte

Obiettivo del lavoro è stato cercare di capire se le regole del social media marketing potessero essere utili per comunicare sul web l’immagine dell’assistente sociale.

Si sottolinea come Internet e i social media abbiano modificato il nostro vivere quotidiano e viene fatto un confronto tra la modalità comunicativa analogica e quella digitale. Quest’ultima presenta diversi vantaggi: permette di promuovere l’immagine professionale sostenendo costi esigui, il messaggio può raggiungere un numero molto elevato di persone poiché i social media sono diventati dei veri e propri luoghi di vita e le persone possono scegliere o meno di guardare i contenuti anche salvandoli per poi visionarli successivamente.

Vi è un cambiamento di tipologia di destinatari che da spettatori divengono coproduttori attraverso l’elaborazione e la condivisione di contenuti; ciò che deve essere preso in considerazione è che le persone ascoltano e fanno delle domande, quindi entrano in gioco le capacità relazionali che sono tipiche della professione stessa.

Social media marketing è un processo con cui si acquisisce visibilità tramite il traffico generato dalla rete e ciò che è interessante è la generazione di contatti e la costruzione di relazioni attive e significative con i clienti.

Bisogna dunque essere in grado di ascoltare, comunicare e mettere al centro le persone che sono interessate a conoscere la professione e al contempo riuscire a leggere quale sia il loro bisogno informativo. In base al bisogno si producono i relativi contenuti e si cerca di comunicare la professione attraverso l’utilizzo di tecniche specifiche che aumentino la visibilità.

Una di queste è l’indicizzazione che è un sistema che scandaglia le informazioni sulla rete in funzione della parola che stiamo cercando e trasforma l’informazione in parametri che producono poi la classifica che si vede su Google. Per far ciò è necessario creare connessioni, perché il motore di ricerca inserisce nei primi risultati tutti quei contenuti che sono linkati dall’esterno perché ritenuti più autorevoli.

Per l’assistente sociale che vuole comunicare sul web è importante essere autorevole affinché i fruitori si fidino e abbiano voglia di tornare a visionare i contenuti.

E’ stata poi mostrata una panoramica dei lavori degli assistenti sociali presenti sul web ed è stato rilevato che: le pagine e i gruppi Facebook sono prevalentemente rivolti ai professionisti e lo spazio è dato a proposte formative, opportunità lavorative, ripubblicazioni di video o articoli di siti istituzionali; le pagine e i blog dei liberi professionisti contengono post molto accattivanti e i  curatori si espongono maggiormente postando le loro foto; i tentativi più originali sono stati trovati su web tv e web radio in cui ci sono video di giornate tipo dell’assistente sociale o vere e proprie spiegazioni.

E’ stata infine formulata una proposta di video strategy (produzione di contenuti video) che per avere un buon grado di successo deve avere un forte impatto emotivo legato a momenti particolari che catturino l’attenzione ed essere periodici per fidelizzare le persone.

L’oggetto del progetto video è sensibilizzare i destinatari della comunicazione andando a superare gli stereotipi comuni, accrescendo consapevolezza del ruolo professionale e il cui Concept è “L’assistente sociale ti aiuta se sei in difficoltà e di lui ti puoi fidare perché è un esperto.”

Per far ciò è importante conoscere il target ed essere esaustivi, avendo però il dono della sintesi che nel web è essenziale per l’immediatezza del messaggio comunicativo.

“L’atelier dei saperi: dalla chat al palco”

  1. Barbarossa, J. Beccaro, F. Bellan, E. Cogo, F. Donetti, V. Mari, R. Massobrio

Gruppo territoriale Area Mix Ordine Assistenti Sociali Piemonte

E’ stato proiettato per la prima volta il video “Ri-conoscenza” realizzato con il contributo di Valter Albertini e gli allievi della Scuola di Arte Drammatica “I pochi” di Alessandria.

Nel filmato vengono evidenziate parole chiave che rappresentano la professione di assistente sociale e ne chiariscono il ruolo, gli ambiti di intervento e i principi che vengono seguiti nel modus operandi quotidiano.

Si mostra ad esempio che l’assistente sociale è un professionista che ha seguito un percorso formativo e che il suo lavoro si basa su rispetto, valore, dignità e unicità della persona.

E’ seguito poi un dibattito in cui si è ragionato sulle possibili azioni da attuare affinché l’immagine dell’assistente sociale venga slegata da stereotipi e pregiudizi che la accompagnano.

Per quanto riguarda il lavoro con i media risulta di fondamentale importanza procedere con la diffusione e messa in risalto di tutti quei valori caratteristici della professione che non sono mai presi in considerazione.

Viene anche riscontrato però, che il ruolo dell’assistente sociale dovrebbe essere valorizzato non solo in campo mediatico, ma anche all’interno dei servizi in cui egli svolge il proprio lavoro e nei contesti territoriali in cui opera.

Bisogna dunque far affiorare tutte quelle abilità e competenze tipiche della professione, che devono continuamente essere oggetto di crescita ed aggiornamento per garantire un operato efficace e una conseguente percezione positiva del figura dell’assistente sociale.

Non va dimenticato inoltre, che per costruire un’immagine dell’identità professionale è necessario dedicare del tempo a raccontare il lavoro sociale che è costituito da storie di vita e di progetti che raggiungono obiettivi importanti. L’obiettivo dunque è aumentare la consapevolezza di ciò che effettivamente viene svolto dall’assistente sociale e tutte le potenzialità e risorse attuate e attivabili del lavoro sociale.

 

“Si dice”

Simone Schinocca – Assistente Sociale – Direttore Artistico Tedacà

La comunicazione del video “Si dice…dare una mano” è risultata efficace perché gli assistenti sociali in Italia sono numerosi e questo aspetto, che purtroppo viene troppo spesso sottovalutato, è un grande punto di forza; permetterebbe infatti ai servizi di partecipare a incontri in cui si possa veicolare un messaggio, orientando le scelte del paese e rafforzando la presenza della figura dell’assistente sociale che in realtà è molto presente nella vita delle persone.

Un secondo punto di forza è che si è provato a parlare a tutti e non solo alla professione raccontando cosa fanno gli assistenti sociali realmente.

Il grande potenziale della professione è che ha accesso ad una visione del mondo da un punto di vista assolutamente privilegiato, perché incontra un’umanità rara, di cui spesso nessuno racconta e che è viva ed importante.

Gli assistenti sociali devono sfruttare questa risorsa e viene dunque proposto il “Progetto Storie” che mira a raccogliere le narrazioni prodotte dai professionisti, scritte di getto e senza filtri in cui si racconta ciò che viene vissuto. Inoltre in occasione dell’Evergreen Fest, un festival organizzato dall’associazione Tedacà, viene messo a disposizione uno spazio in cui si potranno presentare iniziative e progetti da far conoscere alla cittadinanza.

“La comunicazione giornalistica del sociale”

Fabio Pisani – Giornalista – Studio Renzi e Pisani Comunicazione

Il Dott. Pisani si occupa da circa 20 anni della comunicazione delle professioni liberali e ritiene che gli assistenti sociali siano “soli contro tutti”.

La comunicazione giornalistica di una professione è costanza, rispetto di tempi, argomenti, toni e forma.

Il meccanismo operativo attuato prevede un costante monitoraggio delle vicende che riguardano la professione e l’essere pronti ad intervenire su temi propri commentando in modo adeguato, pianificato e con autorevolezza.

Grande risalto viene dato anche all’attivazione di relazioni positive con i giornalisti e alle collaborazioni con il mondo politico affinché si possa interloquire con i decisori pubblici.

Si è cominciato dai vertici dialogando con il Quirinale e l’obiettivo attuale è quello di raggiungere anche con il nuovo governo.

Aspetto quest’ultimo, non di second’ordine, considerando che la professione è assente nei banchi del Parlamento ed in questa legislatura c’è solo una senatrice che non è iscritta all’ordine professionale e che vive e lavora in Germania.

Una possibilità che accrescerebbe la visibilità degli assistenti sociali sarebbe puntare sul tentativo di farsi eleggere alle assemblee comunali o regionali.

Il sociale risulta poco interessante e viene portato ad esempio il caso De Robertis a cui una signora ha tentato di dare fuoco cospargendolo di benzina. La vicenda non è finita in modo drammatico grazie all’esperienza dell’assistente sociale e ciò ha affievolito l’interesse nel trattare l’argomento da parte del programma televisivo.

Per contro un altro programma televisivo, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, aveva richiesto la presenza di un’assistente sociale donna che volesse raccontare la sua esperienza, ma non è stata trovata nessuna disponibile. Sicuramente le motivazioni alla base erano tutte plausibili, ma di fatto non si è riusciti a raccontare la professione.

 

 

 

 

“Si stava meglio quando si stava peggio (connessi)?”

Federico Basigli – Consigliere CNOAS referente comunicazione CNOAS

Affinché la rappresentazione del servizio sociale sui media sia sempre più coerente con la realtà tutte le forme di comunicazione vanno presidiate.

E’ stato fatto un piano ben preciso in cui il primo passaggio è stato curare il sito del CNOAS rendendolo il più fruibile possibile.

In secondo luogo è stato proposto il progetto di acquisizione di micro dossier il cui obiettivo era fornire una visione reale della professione attraverso le storie di utenti del servizio sociale che erano riusciti a superare le difficoltà.

Purtroppo il progetto è naufragato a causa di una esigua partecipazione e delle resistenze legato fatto che rivangare storie dolorose non è mai facile.

Serve un cambiamento culturale sia all’interno della comunità professionale che all’esterno e la nascita delle numerose iniziative testimoniano il fermento che è in atto.

La terza fase importante è stata la formazione continua, la raccolta dei dati degli iscritti e l’utilizzo di newsletter per l’invio di comunicazioni interne.

Infine in merito a Facebook, attraverso aggiornamenti in tempo reale ed interventi tempestivi, si è riusciti ad avere una maggiore copertura raggiungendo destinatari che prima erano esclusi dalla comunicazione.

Questi passaggi sono avvenuti nell’arco di quattro anni e ad oggi si cerca di attivare sempre nuove iniziative per sviluppare anche altri aspetti.

Inoltre, i comunicati stampa sono importantissimi perché hanno fornito una visibilità che prima era inesistente.

Ribadendo i concetti espressi dal Dott. Pisani è importante essere puntuali, fornire risposte veloci, centrare l’argomento utilizzando termini corretti e agire con costanza.

La sfida è dunque cercare di investire in protagonismo.

 

“Oltre i luoghi comuni”

Assistentisocialionline Giulia Albano e Cristina Riggio – Libera Professione

Assistentisocialionline è un sito dove si rende pubblico il progetto di libera professione e vengono illustrati ai futuri clienti i percorsi che si possono attuare.

L’idea della web serie è nata dalla voglia di rivolgersi a tutti coloro che utilizzano i social utilizzando toni dissacranti, fornire un’occasione per conoscere qualcosa in più della professione e aprire un dialogo con i cittadini.

Il filo conduttore delle 6 puntate è il procedimento metodologico in cui si raccontano i luoghi comuni della professione e delle persone che accedono ai servizi.

Gli spunti per la creazione delle sceneggiature derivano da una collaborazione e vengono estrapolati dai racconti delle colleghe.

 

“Aiutanti di mestiere” – web serie

Maria Teresa Asti – Assistente Sociale – Sceneggiatrice

Si tratta della prima web serie nazionale che narra storie che vedono come protagonista la figura dell’assistente sociale.

L’intenzione è renderla facilmente fruibile da tutti, non usando dei tecnicismi che inficerebbero la comunicazione con il grande pubblico ed inoltre è un modo per il professionista di vedersi dall’esterno e di riconoscersi.

Si è tentato dunque di rappresentare i personaggi enfatizzando più il lato umano e un aspetto che è risultato particolarmente difficoltoso è stato l’utilizzare le parole adatte a descrivere la professione e trasportarle nel linguaggio cinematografico.

Durante le riprese si è constatato che per fare una comunicazione che non snaturi la professione, i contenuti devono essere dettati esclusivamente dall’assistente sociale perché gli altri continuano ad avere una immagine confusa della professione.

La professione ha dei contenuti incredibili e l’assistente sociale è abituato a leggerli; vi è però difficoltà nel raccontarli utilizzando una comunicazione adeguata e la proposta è che l’Ordine organizzi corsi di formazione ad esempio sull’applicazione delle metodologie auto narrative.

“Per altre vite”

Paolo Pajer – Assistente Sociale – Scrittore

Lo scopo del romanzo è influenzare l’idea collettiva che c’è nei confronti della professione attraverso il racconto di una serie di situazioni vissute durante la vita professionale, non elevandosi a giudice di comportamenti errati, ma raccontando una storia in cui vengono messe a nudo anche le fragilità.

Non si vuole dunque presentare il modello perfetto di assistente sociale né tantomeno raffigurarlo come un eroe, ma presentare con orgoglio a tutte le persone al di fuori della comunità professionale, un professionista con una propria vita, che prova emozioni e che incontra anche delle difficoltà.

Umanizzare la figura dell’assistente sociale non è una questione semplice perché il rischio è banalizzare e abbassare il livello della competenza.

Secondo lo scrittore si ha necessità di scrivere perché vi è una condizione di solitudine sia di tipo personale che professionale ed in una situazione di carenza di risorse, è nella relazione che si può sconfiggere la solitudine perché le persone sentono il bisogno di sentirsi ascoltate e poichè questa è una delle capacità fondamentali dell’assistente sociale può divenire uno dei cavalli di battaglia più potenti.

SOS Servizi Sociali On Line

Antonio Bellicoso – Assistente Sociale – Direttore Web Radio SOS

SOS Servizi Sociali On Line nasce nel 2009 e nel 2015 viene aperta la Web Radio Social Work.

La web radio dà voce alla professione e genera interazione e scambi di informazioni, confronto e partecipazione in diverse aree del mondo tramite internet.

Si passa ad un modello di comunicazione che crea social presence, ovvero attraverso l’ascolto di poadcast, l’ascoltatore può partecipare attivamente ed è possibile anche richiedere che vengano trattati argomenti specifici inerenti la professione. Web radio che diviene dunque un punto di riferimento e che attraverso l’utilizzo dell’applicazione non sono si può accedere in maniera immediata ma si può ascoltare in modalità differita, il che permette di accedere alle informazioni in qualsiasi momento della giornata in quanto interventi ed articoli vengono conservati per sempre negli archivi della Web radio.

Altro concetto chiave è la user experience ovvero il punto di vista dell’utente e la percezione che esso ha rispetto alla qualità del servizio vengo monitorati periodicamente attraverso la somministrazione di questionari che permettono di perfezionare il servizio.

A cura di Ileana Bochicchio

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 24-06-2018 20:24:44