Ordine Assistenti Sociali Piemonte

CNOAS – Comunicato stampa 15 maggio 2014 – Presentata la prima ricerca in Italia su “La recidiva nei percorsi penali dei minori autori di reato”

350 assistenti sociali per 19000 minori affidati al servizio sociale

A pochi giorni dall’entrata in vigore della legge che introduce la messa alla prova per gli adulti, la ricerca effettuata dagli Uffici I e IV del Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile su “La recidiva nei percorsi penali dei minori autori di reato” assume un’importanza fondamentale.

Concordano su questa affermazione i relatori intervenuti nel corso del Convegno “Tolleranza mille. Buone prassi di inclusione sociale per i minorenni autori di reato”, organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti sociali e dal Dipartimento per la Giustizia Minorile, insieme all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, al Dipartimento per le Politiche della Famiglia presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, all’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMMF) e alla Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni (CamMiNo).

In primo luogo perché la nuova legge nasce da lì, e dall’esperienza fatta nel settore della Giustizia Minorile, come afferma il Prof. Mauro Palma, Consigliere del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. “Dobbiamo segnare un punto di inversione di tendenza, evidenziando la funzione preventiva della pena: non dobbiamo considerare perduto nessun individuo perchè attraverso progetti variegati e complessi è possibile attuare un percorso di ritorno. Percorso che deve offrire strumenti per accompagnare l’individuo nell’integrazione e nell’inserimento sociale.” 

E in secondo luogo perchè questa ricerca da supporto scientifico a quanto gli operatori del settore della Giustizia minorile già sanno da anni: gli interventi socio-educativi in area penale esterna sono fattori protettivi che riducono la recidiva.

Il grande merito della prima innovativa ricerca nazionale a carattere longitudinale, impostata su dati individuali, cioè riferita ai singoli ragazzi ed alle loro storie di vita, condotta dall’Ufficio Studi, ricerche e attività internazionali e dal Servizio Statistica del Dipartimento per la Giustizia Minorile e dall’Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di Economia, Finanza e Statistica) è quello di avere dato valenza scientifica al lavoro svolto e di aver gettato le basi per attuare politiche innovative nel settore penale minorile. 

Come presentato dai curatori della ricerca, Isabella Mastropasqua e Concetto Zanghi, i dati emersi dimostrano che:

– le percentuali di recidiva, in termini di rientri nel circuito penale, vedono il 69% dei minori non recidivo; il 31% dei ragazzi del campione in esame, invece, ha commesso altri reati dopo il primo e precisamente: il 12% solo da minorenne, il 9% sia da minorenne sia da adulto, il 10 % solo da adulto. Queste percentuali confermano dati già noti sotto forma di informazioni disponibili sulla base dell’esperienza ma con una aggiunta significatività data dalla scientificità dell’impianto della ricerca.

– gli stranieri (in particolare non accompagnati, minori stranieri di prima e di seconda generazione) recidivano più degli italiani (46%), le ragazze straniere più delle italiane e dei ragazzi stranieri (55%). La ricerca ha fatto scaturire elementi conoscitivi, scientificamente solidi, in merito al rischio di carriere devianti, cui sono esposti i minori stranieri (il 46% contro il 28% degli italiani). Le variabili che pesano significativamente sui fattori di rischio sono risultate: il tipo di progetto migratorio,  la cittadinanza o l’appartenenza etnica,  la condizione sociale,  la struttura della famiglia,  la numerosità della fratria,  le esperienze di marginalità,  il non avere fissa dimora. Alcune variabili relative alla biografia sociale e penale del minore straniero rappresentano degli evidenti fattori di rischio proprio perché si connettono, inevitabilmente, ad una condizione più ampia di irregolarità,  di clandestinità e dunque di svantaggio.

– Le tipologie di reato più frequenti: la recidiva più alta si trova in corrispondenza con i reati contro il patrimonio, mentre diminuisce con i reati contro la persona.

– Le risposte istituzionali : più tempestiva è la presa in carico da parte dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni,  tanto più si abbassa il rischio di recidiva. Più sono lunghi i tempi tra il reato e la segnalazione al Servizio Sociale da parte dalla Magistratura tanto più perde di significato la presa in carico quale risposta al reato.

Un minore condannato recidiva di più (63%) di un minore con la misura della sospensione del processo e messa alla prova (22%). Ciò avvalora quanto questa innovativa misura del DPR 448/88 (art. 28) sia quella che risponde meglio alle esigenze educative del ragazzo, al ripristino di una progettualità di vita fuori dal circuito penale. 

La ricerca indica in maniera evidente che l’investimento sia in termini di costi economici che di risultati educativi va nella direzione di interventi di servizio sociale ed educativi nell’area penale esterna.

Oggi in Italia, su 20mila minori assegnati al sistema della giustizia minorile, meno di 400 sono detenuti nelle carceri minorili, quasi 800 sono in comunità a fronte di circa 19mila ragazzi a piede libero, in carico al servizio sociale.

Peccato che oggi a seguire i 19mila ragazzi nel circuito penale esterno ci siano solo 350 assistenti sociali: «Troppo pochi, così è una missione impossibile », dichiara Silvana Mordeglia, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti sociali: «La politica deve capire che disinvestire oggi in questi settori significa spendere infinitamente di più domani, in termini di sofferenze personali e sociali».

E da più parti un appello al Governo affinché ponga mano alle questioni più urgenti sul piatto del settore della Giustizia Minorile: un settore che rappresenta un fiore all’occhiello della giustizia italiana e viene preso come esempio di percorso virtuoso a livello internazionale, ma che ha bisogno di impegni politici all’altezza. “E’ da 50 anni che siamo in attesa di un ordinamento per le politiche minorili e da 10 anni che il Dipartimento per la Giustizia Minorile viene messo in discussione per organizzazione spending review” – dichiara Serenella Pesarin, Direttore generale per l’Attuazione dei provvedimenti giudiziari del Dipartimento per la Giustizia Minorile.

A sostegno della ricerca, la presenza delle Onorevoli Sandra Zampa, Vanna Iori e Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia alla Camera, che commenta: “La recidiva comporta un costo sociale ed economico non indifferente: disarma il senso di sicurezza di una collettività, deprime gli investimenti, incide negativamente sul bilancio dello Stato. Ridurre la recidiva si traduce perciò in un contributo tutt’altro che irrilevante alla crescita di un paese in termini di legalità, risparmio e competitività”.

L’impegno comune degli organizzatori e degli intervenenti alla Tavola rotonda del pomeriggio che, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, ha messo a confronto le professioni del settore (assistenti sociali, magistrati, avvocati, e rappresentanti dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) per continuare questo percorso comune volto ad offrire alla politica alcune indicazioni per fare luce sulle “politiche della giustizia che sentiamo deligittimate: la mancanza di un ordinamento penitenziario dedicato, l’annosa questione circa la necessità di una riforma che metta insieme competenze disperse tra tribunale civile e per i minorenni e la scarsità di personale, peraltro in costante stato di precarietà che minano la continuità al processo di cura e di tutela dei minorenni, e sulle quali il nostro paese non può più tergiversare”.

prima ricerca – la recidiva nei percorsi penali dei monori autori di reato

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16-05-2014 13:04:15