Ordine Assistenti Sociali Piemonte

CNOAS – Comunicato Stampa 7 agosto 2014 – La disabilità non va in vacanza

 

La disabilità non va in vacanza

Le politiche nel campo della disabilità, volte al raggiungimento della piena inclusione sociale e alla costruzione di una “società per tutti”, rimangono spesso lettera morta. Le risorse sono poche, troppo spesso anche male utilizzate (si veda per esempio la denuncia relativa alla non utilizzazione dei soldi Pac, Piano d’azione Coesione, che in tre anni metteva a disposizione 730 milioni di euro nei servizi per la prima infanzia e la non autosufficienza; a poco meno di un anno e mezzo dal termine del progetto le quattro regioni del Sud Italia dell’obiettivo Convergenza sono riuscite ad utilizzare solo un decimo delle risorse disponibili); l’Italia continua a collocarsi tra gli ultimi paesi in Europa per quel che riguarda le attività di sostegno, le misure economiche e le possibilità di integrazione nel mondo del lavoro delle persone con disabilità.

In questi giorni di inizio agosto, il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti sociali vuole richiamare l’attenzione alla marginalità sociale in cui spesso versano le persone disabili, che in estate diventa addirittura macroscopica e drammatica, visto che vengono meno anche le poche modalità di protezione di cui beneficiano nei mesi invernali: la scuola, primo luogo di socializzazione, chiude. I bambini e gli adolescenti privi di autonomia perdono anche le pochissime protezioni come ad esempio i trasporti comunali (che coincidono con l’attivazione scolastica), sono privati del sostegno di cui si avvalgono nelle ore di lezione e sono costretti a rinunciare alla frequenza di centri aggregativi o laboratori solitamente gestiti dalle cooperative sociali che in estate chiudono per ferie.

I servizi sociali pubblici, soprattutto nel sud del paese, dispongono di pochi mezzi utili ad attivare campus estivi che, nella maggioranza dei casi, non essendo in grado di offrire modalità di protezione per la disabilità, rischiano di diventare luoghi di emarginazione.

Per la disabilità adulta la condizione in estate non è certo migliore di quella dei ragazzi. Si registra una forte discrepanza nell’assistenza tra le regioni del nord e del sud, e tra i paesi e le metropoli dove per gli anziani disabili la solitudine è la condizione di vita maggiormente ricorrente e dove in genere si privilegiano forme di istituzionalizzazione che a volte diventano definitive. In altri casi, dove le relazioni spontanee o il volontariato che alleviano il quotidiano vengono meno, le famiglie già penalizzate vedono aumentare il carico di lavoro.

E così lo stato di solitudine in cui versano i disabili e l’aumento del carico assistenziale per loro famiglie nel periodo estivo corrispondono ad un vero e proprio stato di isolamento sociale che talvolta assume caratteristiche tali da richiedere interventi anche dei servizi specialistici.

Mentre le relazioni e la vita stessa sono rimandate a settembre e i telegiornali ci parlano di grandi riforme, i diritti di cittadinanza continuamente disattesi rimangono sconosciuti alla maggior parte dei cittadini che disinformati difficilmente mettono in campo forme di partecipazione attiva per rivendicarli.

I periodi di crisi, e sicuramente quello che stiamo vivendo è uno dei più complessi che abbiamo attraversato – i dati Istat resi noti ieri, purtroppo, ce ne danno solo conferma -, o innescano politiche di comunità virtuose che superano l’assistenzialismo e potenziano i punti di forza della comunità, o favoriscono pericolosi ritorni alla beneficenza o al sussidio con conseguenti atteggiamenti di rassegnazione e di delega.

I diritti di cittadinanza, anche quando sono esposti in bella mostra nei programmi di governo, se restano solo parole non possono che risultare svuotati e sviliti.

Il Consiglio nazionale, con questa riflessione vuole esprimere la sua vicinanza a chi subisce sulla propria pelle il mal governo e la cattiva gestione della cosa pubblica e si impegna – al fianco delle singole persone e delle associazioni di riferimento – a chiedere politiche di intervento più incisive a sostegno dei disabili e delle loro famiglie, nonché una migliore gestione delle risorse disponibili anche attraverso il lavoro di progettazione e di azioni che la professione mette in campo nel territorio.

 

Ultimo aggiornamento: 07-08-2014 09:08:32