Ordine Assistenti Sociali Piemonte

CNOAS – Comunicato stampa del 29 aprile 2014

Circolare sulla diffusione attraverso i media di notizie riguardanti presunti casi di scorretto esercizio della professione da parte di assistenti sociali

Sono sempre più frequenti casi nei quali media locali e/o nazionali evidenziano anche con particolare clamore vicende relative a casi di presunto scorretto esercizio della professione, spesso accompagnando la descrizione dei fatti con giudizi e commenti che vengono estesi a tutta la categoria, rischiando di comprometterne seriamente la reputazione e l’immagine.

È certamente opportuno che tali vicende non siano subite passivamente, ma verificate adeguatamente una per una, per almeno due ordini di ragioni:

  1. se i fatti attribuiti ad iscritti all’albo sono corrispondenti al vero, in molti casi gli stessi possono acquisire rilievo disciplinare e pertanto gli elementi in possesso del CROAS competente devono essere trasmessi al Consiglio regionale di disciplina;
  2. se i fatti non corrispondono al vero, ed in tutti i casi in cui viene chiamata impropriamente in causa l’intera comunità professionale, deve essere attentamente valutato se ricorrono gli estremi per adire le vie legali, sia in sede penale, onde verificare se ricorra la fattispecie della diffamazione, sia in sede civile per far valere l’eventuale responsabilità risarcitoria derivante da atti lesivi del diritto all’immagine ed alla reputazione.

Anche nella seconda ipotesi le iniziative che potranno essere eventualmente assunte non sono volte alla (pur legittima ed anzi doverosa) tutela della categoria, bensì alla protezione di interessi pubblici: il discredito che il clamore mediatico generato da vicende del genere comporta in capo a tutti gli assistenti sociali rischia infatti di minare la fiducia nelle prestazioni rese dai nostri iscritti e di allontanare conseguentemente dal supporto dei servizi sociali, e degli assistenti sociali nello specifico, chi invece ne ha assoluto bisogno. Con il conseguente ulteriore abbassamento del livello di protezione dei diritti delle fasce di popolazione più deboli e vulnerabili.

In concreto, di fronte ai prossimi casi che dovessero capitare, è certamente opportuno acquisire la pubblicazione cartacea o richiedere alla testata giornalistica e/o alla emittente radiofonica o televisiva copia della registrazione del programma riportante gli elementi in questione, nonché di ogni altro documento rilevante e/o pertinente, quali ad esempio segnalazioni ricevute o comunque ottenute da assistiti o loro congiunti, o dalle amministrazioni pubbliche erogatrici dei servizi sociali coinvolti.

La richiesta potrà essere facilmente motivata con il richiamo alle ragioni indicate nella presente nota: in particolare, proprio i media che si propongono di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’esigenza che determinati servizi siano resi in modo efficiente e con pienezza di tutela dei diritti dei soggetti coinvolti dovrebbero essere particolarmente sensibili all’attivazione dei meccanismi ordinamentali di controllo disciplinare e deontologico. In caso contrario, vorrà dire che piuttosto che svolgere funzioni meritorie di denunzia a protezione dei cittadini più deboli preferiscono realizzare operazioni mediatiche dirette a colpire l’immaginario collettivo e ad ottenere picchi di attenzione e di audience.

Una volta acquisiti gli elementi richiesti, il CROAS potrà valutare le azioni conseguenti anche con il supporto del proprio legale, o coinvolgere il CNOAS nel caso la questione presenti dimensione nazionale.

CNOAS 29 aprile 2014

 

Ultimo aggiornamento: 01-05-2014 14:49:18