Ordine Assistenti Sociali Piemonte

La narrazione di un episodio della professione – suggestioni dal Corso di Formazione alla Supervisione – di Linda Dutto

In occasione del primo incontro del Corso di formazione alla supervisione di tirocinio organizzato dal Croasw Piemonte e dalle Università di Torino e del Piemonte Orientale, il prof. Walter Lorenz nella sua lezione magistrale ha centrato il fuoco di attenzione sulla ricerca empirica parlando anche della narrazione della professione. La collega Linda Dutto, stimolata da questo aspetto, ha inviato il cotributo che pubblichiamo, ringraziandola per la condivisione.

Percorso di formazione alla supervisione di tirocinio

1° modulo   “SERVIZIO SOCIALE: RICERCA E CONOSCENZA”

15 aprile 2019

Anna lavorava da venticinque anni alla seconda circoscrizione, settore minori e famiglia, Mario soltanto da due e per questo ascoltava con interesse i racconti della collega.

Anna le raccontava proprio bene “le storie”, per fare ordine nella sua mente, per condividere esperienza, qualche volta solo per svuotare un secchio di emozioni troppo pieno.

Quel giorno davanti alla macchinetta del caffè,  Anna non s’era accorta di  Alice, che abituata ad occupare lo spazio in modo quasi impercettibile,  stava cambiando il sacchetto nel cestino dei rifiuti.

Alice lavorava da pochi mesi nella cooperativa di tipo B, che aveva vinto l’appalto per la gestione della pulizia di quegli stessi uffici.

Sorseggiando il suo caffè senza zucchero Anna stava ancora parlando:

“ prende un antidepressivo per fortuna, non è riuscita a tenersi la casa, tornerà in dormitorio, ma le fa male stare lì, non si sente al sicuro, è stata abusata che aveva solo 8 anni.”

Alice, stringendosi nella sua invisibilità trattenne il respiro, bloccato in gola dalla parola “abuso”. Le spalle si piegarono chiudendosi contro il suo petto come ali,  spezzando in due la sua colonna vertebrale in uno spasimo di dolore che non sentiva quasi più.

Abuso, quello stesso demone aveva preso anche lei, aveva 12 anni.

Anna parlava  con un linguaggio diretto, frettoloso, privo di toni emotivi, qualcuno l’avrebbe definito tecnico. Mario ascoltava ed era un modo per esorcizzare la paura, per prepararsi, come in una sorta di processo di desensibilizzazione.

Un istante, un solo istante lo sguardo di Anna e quello di Alice si erano incontrati, appoggiandosi l’uno all’altro, poi l’intuizione di Anna frutto di quell’esperienza scavata nella mente e nel cuore giorno dopo giorno, per anni.

Anna sapeva, Anna capiva,  nessuno è mai davvero pronto quando a raccontare le storie sono “loro”.

Quando stai seduto davanti ad una schiena che si spezza, l’aria esplode tutto intorno e l’onda d’urto che si propaga per un momento non ti fa respirare.

Pochi passi, la sedia, la scrivania, l’equilibrio cercato tra professionalità e giusta vicinanza.

Sulla pagina dell’agenda alla data del giorno, Anna si era fermata per annotare: “Pudore. Ricordarsi di avere pudore quando qualcuno che ti sta di fronte si mette a nudo.”

WALTER LORENZ  “La metodologia del servizio sociale è difficile da definire e categorizzare. La conoscenza nel campo del servizio sociale non è puramente oggettiva, si basa sempre su un punto di vista. “

…Su un punto di vista, il mio, il tuo, il nostro.

Linda Dutto

 

Ultimo aggiornamento: 20-04-2019 14:40:50