Ordine Assistenti Sociali Piemonte

Newsletter n. 1 del 23 gennaio 2013

 

NEWSLETTER – Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte

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LE TOP NEWS DI GENNAIO    Sintesi delle notizie principali Newsletter n. 1/2013- 

 

IL SALUTO DI BARBARA SALVETTI,  PAST PRESIDENT DELL’ORDINE

Come molti di voi sapranno, il mio mandato di Presidente, per mia volontà, termina prima della sua scadenza naturale. Nella mia storia professionale l’impegno a difesa della professione risale a molti, posso dire moltissimi anni fa, quando l’unico organismo ad occuparsi della professione era l’Ass.N.A.S e la prima battaglia fu combattuta e vinta per il riconoscimento giuridico del titolo di Assistente Sociale. Non è una novità che in questo periodo ai vecchi bisogni, di cui si conoscono le espressioni, le cause e forse si sono sperimentate anche le risposte, se ne vanno ad aggiungere di nuovi, legati al così detto “disagio della normalità”. Sono cambiati di conseguenza i potenziali clienti dei servizi sociali e, parallelamente, sono diminuiti, e non di poco, i fondi destinati ad essi. Nel rivolgervi un cordiale saluto,

vi lascio un pensiero: i mutamenti sociali in atto rendono necessario aprire una riflessione al nostro interno, per mantenere il modo di pensare il nostro lavoro e pensare formule nuove su cui innestare le nostre azioni professionali per renderle più efficaci, senza perdere di vista i valori fondanti la professione. Non dobbiamo rinunciare a tale rinnovamento, facendoci scippare fette delle nostre competenze da altre professionalità più agguerrite, riducendoci a meri erogatori di prestazioni.

Cordialmente

Barbara Salvetti

 

notizie
L’ORDINE INFORMA

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali esprime grande preoccupazione per la situazione delle carceri in Italia.

“La condanna di Strasburgo è solo l’ultimo dei richiami che vengono rivolti al nostro Paese per l’emergenza sovraffollamento dei penitenziari – dichiara Edda Samory, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine. L’enorme disagio che si vive nelle carceri italiane ci impone l’obbligo, non solo morale, di dedicarvi maggiori risorse. Per la nostra professione, il carcere significa rieducazione, come scritto nell’art. 27 della Costituzione. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, e questo deve significare un adeguamento delle condizioni di vita nelle carceri che tenga conto dei principi basilari propri di uno stato democratico.”

Gli Assistenti Sociali che giorno dopo giorno operano per la riabilitazione dei detenuti, avvertono fortemente la necessità di discutere con loro il loro progetto di vita, per riuscire ad andare oltre il luogo di pena, verso il lavoro e l’inserimento nel tessuto sociale del nostro Paese.

“Chiediamo quindi – continua Samory – che le nostre Istituzioni raccolgano finalmente l’avvertimento dell’Unione Europea e di quanti già si sono espressi su questa linea fortemente condivisa dalla Professione. Auspichiamo anche che si possa prevedere uno snellimento delle procedure burocratiche per pensare sempre meno alle detenzioni all’interno delle carceri e sempre più a impegni e percorsi di riabilitazione. Come Ordine degli Assistenti Sociali confermiamo la nostra massima disponibilità a collaborare con le autorità e con le associazioni, per ripensare la riabilitazione dei carcerati mettendo finalmente al primo posto le persone, sia che si tratti di uomini, donne o minori, in un percorso comune di reinserimento sociale”.

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Linee guida per la sperimentazione della formazione continua. Proroga dell’Ordine Nazionale.

Il Consiglio Nazionale, nelle more dell’emanazione del nuovo regolamento in conformità con quanto previsto dal D.P.R.  137/2012, ha deliberato la proroga della validità delle Linee Guida emanate per il triennio 2010-2012.

Il documento (delibera) inviato dal Consiglio Nazionale:

Consiglio Nazionale AA.SS. proroga vigenza linee guida per la formazione continua.

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Pensioni: marcia indietro INPS, ritirata la circolare invalidi

La Cigl fa sapere, tramite una nota diramata stamattina che l’Inps ritira la circolare che da una settimana aveva fatto non solo parecchio discutere, ma mobilitare gran parte del mondo associazionistico, oltre che le sigle sindacali.

Così si legge nella nota della: marcia indietro dell’Inps e ritiro della circolare 149 del 28 dicembre, quel provvedimento cioè che ha creato scalpore nei giorni scorsi, come denunciato dalla Cgil, perché prevedeva che gli invalidi civili al 100%, per avere la pensione di invalidità, dovessero fare riferimento non più al reddito personale ma anche, a quello del coniuge.

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Il nuovo contrassegno europeo per i disabili

l nuovo modello approvato con il Decreto Presidente della Repubblica 30 luglio 2012, n. 151 (“Regolamento recante modifiche al Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, concernente il regolamento di esecuzione e attuazione del Nuovo codice della strada, in materia di strutture, contrassegno e segnaletica per facilitare la mobilità delle persone invalide), entrato in vigore il 15 settembre 2012, consente il riconoscimento dei contrassegni rilasciati dagli Stati esteri e stabilisce il conseguente adeguamento del regolamento del codice della strada.
Facendo riferimento al simbolo internazionale di accessibilità, viene introdotto il “contrassegno di parcheggio per disabili” – conforme al modello dell’Unione Europea, previsto dalla Raccomandazione n. 98/375/CE del Consiglio dell’Unione Europea del 4 giugno 1998 – che ha validità su tutto il territorio dell’Unione Europea.
Il nuovo tagliando europeo, di colore azzurro, che consente la sosta e il riconoscimento dei veicoli delle persone diversamente abili cambia il colore, la forma e prevede anche, a differenza del precedente di colore arancione, la fotografia e firma del titolare.
La Città di Torino ha iniziato a rilasciare e rinnovare i permessi con il nuovo modello il 3 dicembre 2012.
La norma prevede l’adeguamento di tutti i permessi entro tre anni dall’entrata in vigore del Decreto, a partire quindi dal 15 settembre 2012.
In questo periodo transitorio, i contrassegni già rilasciati di colore arancione, conserveranno la loro validità fino alla scadenza, ma saranno validi solo sul territorio nazionale.
A specifica e motivata richiesta gli attuali permessi arancioni, tuttora in corso di validità, potranno essere sostituiti.

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A Cuneo, il 2 febbraio: manifestazione a difesa dei diritti sociali

Sulla pagina facebook del Consorzio Monviso Solidale si legge quanto segue:

“Il 2013 è iniziato e, come già certamente sapete, la situazione dei ritardi nei pagamenti della Regione e delle Asl nei confronti dei Consorzi socio-assistenziali, del terzo settore e della cooperazione sociale nel territorio della nostra Asl si è fatta drammatica: solo nelle prime settimane di quest’anno sono stati versati dalla Regione i finanziamenti dovuti per le prestazioni erogate nel 2011. Questi ritardi stanno mettendo in ginocchio il sistema dei servizi sociali: a dicembre molte cooperative sociali e strutture per anziani e per disabili sono entrate in una grave crisi di liquidità, tanto da non riuscire a pagare le tredicesime dei loro dipendenti e i loro fornitori. Negli ultimi mesi abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per sollecitare le Istituzioni regionali e locali. Abbiamo incontrato il Prefetto di Cuneo, che con grande sensibilità ha riconosciuto la validità delle nostre istanze, abbiamo incontrato Parlamentari e Consiglieri Regionali per sensibilizzarli sulla grave criticità della nostra situazione. Per ora dobbiamo riconoscere che i Comuni sono gli unici Enti Locali che si sono fatti concretamente carico della continuità dei servizi sociali, versando con regolarità ai Consorzi le loro quote di finanziamento e in molti casi addirittura aumentandole. Il nostro impegno di giustizia sociale deve continuare ancora più determinato, a partire da una nuova manifestazione di denuncia e di rivendicazione collettiva che abbiamo previsto per sabato 2 febbraio alle ore 10 in via Roma, davanti al Duomo per richiedere alle ASL della nostra provincia, e quindi alla Regione Piemonte, l’immediato pagamento dei crediti loro dovuti a tutti i soggetti attivi nei servizi sociali. Alle ore 11 una nostra delegazione sarà ricevuta dal Prefetto di Cuneo. La manifestazione coinvolgerà gli utenti e le loro famiglie, le cooperative sociali e i loro soci, le case di riposo”.

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Proposte

retro volantino definitivo

NOTIZIE DAL WEB

A Novara, un nuovo welfare a bassa soglia. RedattoreSociale.it

MILANO – Si chiama “Una famiglia per una famiglia” il nuovo modello di welfare “a bassa soglia” che ha iniziato ieri a Novara la sua fase sperimentale. Dopo Torino, Ferrara, Verona, Parma e Como il progetto di fondazione Pandeia e sostenuto con 50mila euro da fondazione De Agostini,  sbarca anche nella provincia piemontese. L’idea è quella di mettere in contatto due famiglie, una in difficoltà e una disposta ad aiutarla, per fare in modo che nasca una relazione informale, che possa contribuire a migliorare la vita del nucleo in difficoltà. “Aiutare senza dividere” è lo slogan della campagna. Lo scopo, evitare che delle situazioni che potevano essere risolte con un minimo aiuto arrivino al punto in cui il Tribunale è obbligato a chiedere l’allontanamento del minore, perché i suoi genitori non sono più in grado di badargli.Il finanziamento di fondazione De Agostini per l’avvio del progetto a Novara verrà diviso in due tranche. La prima, servirà a sostenere i 15-18 mesi di fase sperimentale. Se al termine di questo periodo Fondazione Pandeia avrà raggiunto i suoi target, allora il progetto potrà andare avanti. “L’ultimo rapporto della fondazione Zancan sulle povertà indica che il tessuto sociale si è impoverito in Italia – spiega il Fabrizio Serra, di Fondazione Pandeia -. L’idea è che la rete offerta dalle famiglie possa evitare che certe situazioni precipitino”. Il contributo può andare dall’aiutare a far studiare i figli, fino a gestire insieme le finanze familiari: tutto sempre mantenendo un ruolo di parità, condizione improponibile in un sistema tradizionale. Lo spirito è sempre quello informale, d’amicizia, vincolato però a un patto che le due famiglie stringono all’avvio del progetto.Una quota del finanziamento è destinata alle famiglie che offrono un aiuto: “Sarà un forfait in media di 200 euro al mese, la metà di quanto è previsto per l’affido”, spiega Fabrizio Serra di fondazione Pandeia. Altra voce di spesa, il tutoraggio delle famiglie: “Sarà affidato alle associazioni, mentre il ruolo dei servizi sociali sarà quello di verificare i risultati”, aggiunge Serra. “Pensiamo che questo modello vada articolato a seconda delle realtà perché ogni territorio ha già in pancia tutte le risorse”, precisa. Si tratta solo di metterle in rete nel modo migliore. Fondazione Pandeia sta continuando a lavorare dietro le quinte per diffondere sempre di più questo modello di welfare in Italia. Sono soprattutto le città del centro e del nord quelle in lizza per entrare a far parte della fase sperimentale. Perché piace l’idea di un servizio sociale “leggero”, dove assistente e assistito si trovano a un livello di parità. E soprattutto, dove dopo la fase d’avvio il progetto può autosostenersi.

Revelli: “La situazione è ancora più grave dei dati Istat”. Vita.it

“I dati Istat sono aggregati, mettono insieme indicatori diversi: città e piccoli Comuni, Nord e Sud Italia, che invece hanno tendenze molto diverse tra loro. Riflettono sì una situazione drammatica, ma con un trend negativo non esagerato. In realtà la vera fotografia è ancora peggio”. Non usa mezzi termini il sociologo Marco Revelli nell’approfondire gli ultimi dati in materia di povertà ed emarginazione sociale pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica, che collocano l’Italia ben al disopra della media Ue di individui a rischio povertà, il 28,4% contro il 24,6%.

A cosa si riferisce quando parla di quadro peggiore di quello che esce dai dati ufficiali?

Alle nuove povertà occulte, ovvero per esempio alle famiglie che fino a pochi mesi o un paio di anni fa avevano due redditi impiegatizi e ora ne hanno perso almeno uno: con almeno due figli minori, un mutuo da pagare e qualche credito al consumo, ora sono in crisi, e l’Istat non li vede ancora. E’ la condizione di sempre più persone, con l’aggravante che esse non hanno alla base una ‘cultura di povertà’ che permette loro di far fronte all’improvviso abbassamento del tenore di vita.

In che senso?
Molti poveri da generazioni sanno come arrangiarsi per non sprofondare. I nuovi poveri non hanno né reti sociali né sanno dove andare a cercare i sussidi pubblici, anche perché tutta la cerchia di amici e conoscenti spesso fa parte dello status sociale che avevano prima che cominciassero i problemi. In un certo senso, sono ancora più poveri dei poveri, al nord più che al sud: dove il reddito medio è più alto è maggiore l’impatto della crisi, per esempio a Torino è più difficile che a Napoli.

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Nuova social card a 15 mila famiglie.

Guerra: “Ai beneficiari tra 3 o 4 mesi”

I tempi dell’attuazione della sperimentazione previsti dal sottosegretario al Welfare che annuncia la partecipazione dei comuni della Sicilia, grazie alla riassegnazione di Fondi europei. “La sperimentazione andrà avanti anche con il nuovo governo”

ROMA – Tra tre o quattro mesi a partire da oggi i primi nuclei familiari in difficoltà di 12 città campione (Milano, Torino, Venezia, Verona, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catania e Palermo) e dei comuni di tutta la regione Sicilia avranno la nuova social card, la sperimentazione voluta dal governo Monti, approvata in extremis e suggellata dalla firma del ministro dell’Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, venerdì scorso. Ad annunciare i tempi, il sottosegretario al welfare Cecilia Guerra che ha spiegato quali saranno i successivi passaggi della sperimentazione che vedrà coinvolte circa 15 mila famiglie. Tra le novità, la decisione da parte della regione Sicilia di aderire in modo più ampio alla sperimentazione. “Avevamo proposto la sperimentazione alle quattro regioni del Sud rientranti nell’obiettivo Convergenza – ha spiegato Guerra -. In un primo momento avevamo avuto il via libera da tre regioni, poi alcune hanno dovuto fare delle scelte sulla riassegnazione dei Fondi europei. Hanno messo in fila le proprie priorità e, pur riconoscendo l’importanza di questo strumento, hanno incentrato questi fondi su altro. La regione che alla fine ha aderito è la Sicilia. La sperimentazione verrà effettuata con caratteristiche analoghe, verranno coinvolti tutti i comuni, ma sempre con un target ristretto. Si tratta di una sperimentazione che ci darà informazioni in un contesto diverso”. Tuttavia, dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali spiegano che l’avvio della nuova Social card in Sicilia non seguirà lo stesso corso della sperimentazione nelle 12 città. Le due social card partiranno in tempi diversi e allo stato attuale sia dal ministero del Welfare che dal ministero per la Coesione Territoriale non arrivano notizie certe sui fondi che verranno impiegati in Sicilia, né sulle date dello strumento che coinvolgerà tutti i comuni dell’isola.

L’avvio della sperimentazione, invece, è certo, ha aggiunto il sottosegretario, nonostante le elezioni e l’arrivo di un nuovo governo.  “La sperimentazione andrà avanti perché l’attuazione del decreto parte da subito – ha spiegato -. Ci vorranno alcuni mesi per attivare il tutto, ma andrà avanti. Ovviamente sarà valorizzata o meno nei suoi esiti anche in base all’orientamento che il prossimo governo avrà in merito, ma ritengo che qualunque sia questo orientamento, i risultati saranno per forza importanti”. A blindare gli esiti della sperimentazione le tre verifiche predisposte nel decreto. “La prima verifica riguarda il momento iniziale – ha aggiunto Guerra -, con la presa in carico delle famiglie. Un’altra verifica verrà fatta a metà percorso e una al termine per tirare le somme e confrontare i risultati con altre sperimentazioni realizzate in Italia sul tema. Complessivamente la sperimentazione dura un anno”.

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calendario
24 GENNAIO, TORINO

Maggioli formazione e consulenza organizza il convegno “Alzheimer: idee per la qualità di vita. Dal problema del disorientamento cognitivo al campo infinito delle possibilità“.

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brochure convegno

1 FEBBRAIO, TORINO

CIFA Onlus  vi invita alla presentazione del nuovo libro “I diritti dei bambiniCome aiutare noi e i nostri figli a diventare adulti migliori“.

Sarà presente l’autore.

Intervengono Piercarlo Pazè magistrato, direttore della rivista “Minorigiustizia 

Il bambino può essere vittima sia di violazioni di diritti che gli spettano in quanto tale (ad esempio, il diritto all’istruzione e quello al gioco), sia di violazioni di diritti che appartengono a qualsiasi essere umano.

Sia in Italia che nel mondo siamo ancora lontani dal raggiungere un’adeguata affermazione dei diritti del bambino. Il libro di Scarpati c’illumina su quanto ci sia ancora da fare e sul come farlo, lanciando un monito fondamentale a tutti gli adulti affinché leggano, si documentino, si adoperino e si battano per difendere i diritti di tutti i bambini. Farlo vuol dire difendere i diritti d’ogni essere umano, quindi di noi tutti.

“Il libro di Scarpati è un utile contributo nel difficile ma doveroso cammino di maggiore diffusione della cultura dei diritti del bambino”

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16 FEBBRAIO, ASTI

Il Dott. Antonio Bellicoso propone il corso “Internet per il servizio sociale: strumenti, risorse e applicazioni di nuova generazione”.

Asti 16 febbraio 2013 Scheda iscrizione internet per il servizio sociale

FEBBRAIO-MAGGIO, ASTI

Si segnala il programma di formazione organizzato dal Corso di Laurea in Servizio Sociale, Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche, Economiche e Sociali, Istituto di Ricerca Sociale e Astiss, riservato agli assistenti sociali che attualmente collaborano, che hanno collaborato o che intendano collaborare con il  Corso di Laurea  per le attività inerenti il tirocinio professionale

Il corso di formazione proposto, come previsto nelle convenzioni tra Enti e Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, ha anche lo scopo di approfondire la collaborazione e  lo scambio reciproco di saperi fra organizzazioni  del territorio ed Ateneo.

Come  risulta dal depliant allegato, sono in programma quattro incontri  formativi nella sede di Asti , che si svolgeranno tra fine febbraio e maggio 2013.  Non è previsto alcun costo di iscrizione, ma è obbligatorio iscriversi. Saranno riconosciuti 24 crediti formativi da parte dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte. Sarà rilasciato un attestato delle ore di frequenza. Il corso è riservato a 70 partecipanti, con particolare attenzione agli assistenti sociali che accoglieranno studenti in tirocinio.

Si invita  ad inviare la scheda di partecipazione, debitamente compilata, entro il 9 febbraio 2013, come indicato nel depliant allegato, a:

Sig. Daniela Rossin daniela.rossin@unipmn.it  oppure  servizio.sociale@uni-astiss.it

Per ulteriori informazioni potete contattare il Servizio  Tirocinio  del Corso di Laurea in Servizio Sociale –  Sig.ra Daniela Rossin tel.: 0131.283.744  fax 0131.283.704   e-mail: daniela.rossin@unipmn.it

oppure la segreteria di Asti del  Corso di Laurea in Servizio Sociale tel.: 0141.354.013  fax: 0141.325.721

e-mail: servizio.sociale@uni-astiss.it

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ORDINE DEGLI ASSISTENTI SOCIALI DEL PIEMONTE

Redazione a cura di Carmela, F. Longobardi, Assistente Sociale e Giornalista Pubblicista

e di Andrea Pavese, Segretario dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte

Contattateci su twitter.com come @Francesca_Long e @andreapavese1

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Ultimo aggiornamento: 14-02-2013 20:18:08