Affido familiare, Attinà, Ordine Assistenti Sociali del Piemonte: «Dobbiamo garantire possibilità ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, perciò concepiamo ogni famiglia come un’opportunità»

Il tema della famiglia oggi è sempre più centrale e come Ordine Assistenti Sociali del Piemonte riteniamo importante rilasciare una nota relativa in particolare al tema dell’affidamento.

Ricordiamo a questo proposito che l’affido o affidamento familiare è un istituto normato dalla Legge n. 184 del 4 maggio 1983 la quale prevede che il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti, è affidato a una famiglia o persona in grado di «assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno».

Inoltre, le Linee di indirizzo per l’affidamento familiare del febbraio 2024, definiscono che si tratta di «strumento di aiuto che supera la logica del controllo e della sanzione, soprattutto nei confronti della famiglia che va sostenuta nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue responsabilità».

La protezione del minore attraverso il collocamento in affido familiare o in comunità – perciò – è indispensabile a fornire un aiuto temporaneo al minore e alla sua famiglia ed è uno strumento concepito non per allontanare, bensì per proteggere i minori, affiancare e supportare anche le loro famiglie in un percorso di recupero, laddove possibile.

Per questa ragione il delicato lavoro delle professioniste e dei professionisti assistenti sociali è fatto di ascolto attento, nonché di ricuciture di rapporti tra genitori e figli, spesso segnati da importanti sofferenze.

Il 98% dei minori in difficoltà viene seguito a casa o presso i parenti. La percentuale di allontanamento reale dalla famiglia d’origine e dal contesto familiare riguarda lo 0,24% di bambini e ragazzi, numeri più bassi della maggior parte degli stati europei. L’utilizzo di questo strumento risulta dunque residuale in relazione agli interventi attuati a sostegno delle famiglie che si rivolgono ai Servizi.

«Come professionisti – spiega il Presidente del Croas Piemonte Antonio Attinà teniamo sempre conto della necessità dei minori di essere accolti da chi è in grado di accompagnarli al meglio nel proprio percorso di affidamento, non dal “diritto” degli adulti di diventare famiglia affidataria. Ciò che dobbiamo fare è garantire possibilità a bambine/i e a ragazze/i, perciò concepiamo ogni famiglia come un’opportunità».

Il Piemonte – sostiene il Croas Piemonte – si è da sempre distinto per una cultura dell’accoglienza, testimoniando il grande impegno dei professionisti, dei servizi e delle associazioni nell’ambito dell’affido familiare. È questo impegno che è importante ricordare nell’attuale contesto storico, poiché in passato ha permesso il raggiungimento di notevoli risultati in termini di sostegno alle famiglie e ai minori del territorio regionale».

«È importante – continua il Presidente del Croas Piemonteche l’opinione pubblica abbia consapevolezza che l’obiettivo dei servizi è quello di sostenere le famiglie in difficoltà e che le azioni di tutela dei minori fuori dal contesto familiare sono residuali rispetto al nostro lavoro. Ci rendiamo conto che alcune rare situazioni possano arrivare alla cronaca con clamore e facciano più rumore di altre ma l’invito è quello di non fare generalizzazioni e di non creare contrapposizioni, perché il rischio è quello di minare la fiducia delle persone verso i professionisti e produrre diffidenza verso i Servizi. Questo significherebbe arrestare i percorsi di aiuto nei confronti dei più fragili e alzare il livello della tensione sociale».

«Come abbiamo già avuto modo di dire in altre occasioni, l’affido è un percorso non definitivo, è uno spazio di tempo utile per lavorare anche con la famiglia del minore affinché, quando ci siano i presupposti, egli possa rientrare. Questo genere di sostegno richiede però risorse adeguate, sia umane sia strumentali, sia in ambito sociale sia in quello sanitario, richiede inoltre una messa a sistema strutturata delle politiche dedicate alla tutela minorile e al sostegno delle famiglie – conclude quindi Attinà anche immaginando un’azione delle istituzioni, come ad esempio la Regione, capace di integrare le politiche sociali e sanitarie, dell’abitare, dell’istruzione e del lavoro».