Bambino abbandonato nella “Culla per la vita” a Giaveno, in provincia di Torino
L’Ordine Interregionale Assistenti Sociali del Piemonte e della Valle d’Aosta: «Una vicenda
personale che richiama la necessità di politiche e azioni concrete per promuovere la conoscenza dei servizi a sostegno della maternità»
A Giaveno, in provincia di Torino, nei pressi del presidio ospedaliero cittadino, è attiva da oltre undici anni la “Culla per la Vita”, una culla termica destinata ad accogliere in sicurezza i neonati che, per diverse ragioni, non possono essere tenuti dai genitori. Nei giorni scorsi il dispositivo è stato utilizzato per la prima volta dalla sua attivazione. L’episodio ha suscitato un ampio dibattito pubblico e numerose reazioni, anche sui social network, facendo emergere sentimenti, interpretazioni e sensibilità differenti rispetto alla scelta compiuta dalla madre. I volontari che gestiscono la struttura hanno definito il gesto «non un abbandono, ma un atto d’amore», mentre altre voci hanno richiamato la necessità di rispettare una decisione certamente complessa e dolorosa, tutelata dall’anonimato previsto dalla normativa.
Questo fatto di cronaca offre all’Ordine Interregionale Assistenti Sociali del Piemonte e della Valle d’Aosta l’occasione per richiamare l’attenzione su alcuni aspetti che meritano una riflessione più ampia. Dietro una vicenda come questa possono infatti intrecciarsi condizioni di fragilità personale, sociale, economica o relazionale che non è possibile conoscere né ricostruire, ma che invitano a interrogarsi sulla capacità dei servizi e della comunità di intercettare precocemente situazioni di difficoltà. La notizia presenta innanzitutto un elemento positivo: il bambino è stato affidato a un luogo sicuro e a persone in grado di garantirne l’immediata tutela e assistenza. Tuttavia, come comunità professionale, riteniamo necessario porci alcune domande: quanto sono conosciute le opportunità offerte dalla normativa sul parto in anonimato? Quanto sono accessibili e riconoscibili i servizi di sostegno alla maternità? Quanto è diffusa la consapevolezza del ruolo che i consultori e i servizi territoriali possono svolgere nell’accompagnare le situazioni di fragilità?
Cogliendo l’occasione di questa vicenda, l’Ordine Interregionale Assistenti Sociali del Piemonte e della Valle d’Aosta condivide la riflessione della presidente Sabrina Testa: «Occorrerebbe richiamare le istituzioni al potenziamento dei servizi consultoriali che fin dal 1975 esistono a supporto proprio della maternità e soprattutto di quelle più fragili, ed in particolare al delicato ruolo che l’Assistente Sociale svolge nell’accogliere, custodire e accompagnare le donne fragili nel momento del disorientamento alla notizia di una gravidanza non ricercata o desiderata. Occorrerebbe inoltre promuovere la conoscenza diffusa della legge sul parto in anonimato perché garantisce la madre nella sua scelta di restare anonima, ma tutela anche il nascituro, perché gli consentirà in futuro, se ve ne fosse la necessità, di ricostruire le proprie radici, elemento molto importante per le persone che hanno vissuto un percorso di adozione. Dobbiamo tutti insieme recuperare una visione positiva dei servizi che rappresentano per i cittadini il luogo dove poter chiedere aiuto e dove trovare le risposte».







