Racconto di una giornata particolare: on line il reportage dell’incontro fra Ordine dei Giornalisti ed Ordine Assistenti Sociali del Piemonte a cura di colleghe/i.

Il 19 giugno 2024 si è svolto un incontro “storico” fra i due Ordini professionali presso Palazzo Ceriana Mayneri.

L’Ordine ha girato un video che è andato in onda anche su RAI3 ed è possibile visionare su youtube sul canale RAI dei programmi dell’accesso. A questo link la puntata andata in onda il 14 settembre 2024 (il nostro video è il secondo che viene trasmesso):
https://www.youtube.com/watch?v=s7hqnJ5dX_M&list=PL2511C14B9A5F458C&index=2

Ne hanno scritto sul loro sito anche i giornalisti ai link:
https://casadeigiornalisti.it/news/giornalisti-assistenti-sociali-diritto-cronaca-diritto-riservatezza/
https://casadeigiornalisti.it/news/giornalisti-assistenti-sociali-deontologia-diritto-cronaca/
https://casadeigiornalisti.it/evento/giornalisti-e-assistenti-sociali-deontologia-della-professione-e-diritto-di-cronaca-come-conciliare-due-esigenze/

Di seguito troverete i contributi delle colleghe che fanno del gruppo Comunicare/Narrare la professione, aperto a tutt* le/i colleghe/i del Piemonte e sempre attivo.
Potrete leggere un reportage accurato degli interventi e vedere le foto associate a delle frasi che richiamano concetti collegati più al vissuto dei partecipanti in merito alla giornata.

Giornalisti e assistenti sociali: deontologia della professione e diritto di cronaca, come conciliare le due esigenze
19 Giugno 2024, Torino

Presso la sontuosa sede di Palazzo Ceriana Mayneri di corso Stati Uniti 27, si è svolto il primo incontro tra l’Ordine dei giornalisti del Piemonte e l’Ordine assistenti sociali del Piemonte alla presenza delle rispettive comunità professionali. Una data che osiamo definire storica perché si pone come apripista per una nuova modalità di lavoro volta alla reciproca collaborazione tra due professioni apparentemente distanti tra loro.

Si avverte subito in sala un clima di attesa, si assapora l’importanza del dibattito, la volontà ferma e bilaterale di cercare linguaggi condivisi.

Il giornalista Eugenio Giannetta, nonché addetto stampa di entrambe gli Ordini, introduce i lavori focalizzando l’attenzione sulla necessità di creare protocolli che rispettino entrambe le deontologie professionali.

Il Presidente del Croas Piemonte Antonio Attinà evidenzia l’importanza del lavoro dei giornalisti al fine di diffondere la cultura del Servizio Sociale, di cui troppo spesso si ha una lettura fuorviante. La difficoltà in tal senso è forse riscontrabile in un’apparente contraddizione insita nella professione che, se da una parte si pone quale agente di cambiamento del sistema sociale dall’altra aiuta i cittadini ad adattarsi ad esso e ad integrarvisi. Le e gli assistenti sociali partecipano, ad esempio, costantemente al Gay Pride per un discorso di affermazione dei diritti, ma, nella prassi quotidiana, devono mediare tra coloro che cercano di emergere dalla vergogna e dalla discriminazione e gli stereotipi ancora forti, radicati in una società conservatrice.

Tale dicotomia rende spesso, poco comprensibile la professione dell’assistente sociale e citando la professoressa Elena Allegri, si rischia di vedere solo la punta dell’iceberg, solo un pezzo, il più scomodo e forse sensazionalista. Come afferma il Presidente Attinà: “Dobbiamo camminare lungo un percorso in cui i luoghi comuni diventino luoghi condivisi, coniugando il diritto di cronaca e quello alla riservatezza”.

Interviene il Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia che sottolinea come non esistendo una formula univoca su come riportare i fatti di cronaca in cui i Servizi Sociali sono coinvolti, bisogna aprire un dialogo costante attraverso il quale affrontare caso per caso. Bisogna considerare inoltre che oggi le informazioni viaggiano ad una velocità folle pertanto, può succedere senza intenzionalità, che alcune notizie trapelino in modo inesatto e non corretto. La prima regola per un giornalista è quella di tutelare la dignità delle persone nonché l’interesse del pubblico, nella consapevolezza di non essere un “tuttologo”, raccontando i fatti e sapendoli interpretare.

Il giornalista si muove lungo un campo minato in cui è difficile garantire l’equilibrio fra la narrazione dei fatti ed una interpretazione che possa influenzare negativamente il pubblico.

Nelle interviste, l’assistente sociale non può rilasciare dichiarazioni specifiche o rivelare generalità, nella tutela della privacy, mentre il giornalista, curioso per antonomasia, è consapevole che citare nomi e cognomi nel proprio articolo significa dare risonanza ed un certo grado di “notorietà”, nel bene e nel male.

Interviene Sabrina Testa, consigliera del Croas Piemonte per illustrare il percorso universitario per divenire assistente sociale. Pone l’accento sulla necessità di riportare in un articolo giornalistico, sia la realtà descritta dall’operatore che la realtà dell’utente che spesso non collimano, riuscendo a trarre realistiche ed oggettive deduzioni.

L’Ordine assistenti sociali regionale e nazionale si è spesso trovato a “far fronte” ad articoli giornalistici in cui il ruolo dei servizi sociali è stato denigrato, rispondendo attraverso comunicati stampa. L’esempio recente è quello del caso del neonato abbandonato a Villanova Canavese in un cassonetto della spazzatura. Fra le varie imprecisioni riportate negli articoli, forti ed ingiuste sono state le critiche ai tempi del percorso per l’adozione.

Sarebbe opportuno poter dare voce a professionisti esperti in materia, come anche raccontare gli interventi positivi in cui l’assistente sociale ha giocato un ruolo fondamentale nel percorso di autodeterminazione del cittadino.

Interviene Mariateresa Martinengo, giornalista che ha lavorato molto nella cronaca e si è pertanto occupata spesso di casi con risvolti sociali importanti. Ha sottolineato come durante la sua carriera, non scevra di errori, abbia imparato quanto sia importante l’ascolto e la capacità del giornalista di stabilire un contatto rispettoso con l’assistente sociale rispetto al caso di cui si vuole parlare. Trapela dalle sue parole un grande amore per la professione di giornalista. A suo parere è fondamentale un contatto tra l’ufficio stampa del Croas e quello dell’Ordine dei giornalisti.

L’assistente sociale è deontologicamente tenuto al segreto professionale che risulta anche come un atto dovuto verso i cittadini, i colleghi e l’amministrazione per cui lavora.

Si susseguono accorati interventi di colleghe dal pubblico in sala come l’A.S. e giornalista Cibinel, Frida Tonizzo (associazione famiglie affidatarie ) e Giuliana Cottino (Procura Fasce Deboli).

L’ A.S. Cibinel informa la platea sull’opera di chiarificazione che il giornale per il quale lavora conduce al fine di dare un’informazione corretta. L’A.S. Tonizzo coglie l’occasione per fornire informazioni utili a comprendere meglio il valore dell’affidamento, ingiustamente preso di mira negli ultimi anni. L’A.S. Cottino ribadisce la delicatezza del lavoro sociale in rapporto all’A.G. e la necessità assoluta di porre molto rispetto in proposito.

Ci si interroga sulla motivazione per la quale l’assistente sociale non è mai soggetto intervistato in qualità di esperto che possa, senza scendere nel dettaglio del caso specifico, fornire informazioni su prassi operative, legislazione e percorsi metodologici al fine di fornire un inquadramento al fatto di cronaca. Parte una critica negativa verso quei servizi giornalistici creati per i format televisivi in cui, per fare sensazionalismo, non si tutela l’utente, non si offre uno spazio reale all’assistente sociale per raccontare il proprio operato e soprattutto si utilizzano delle tematiche che sono “sotto i riflettori” come veri e propri vessilli politici.

Si conclude in modo propositivo, suggerendo l’importanza di creare una sorta di vademecum per i cronisti per aiutarli a comprendere i differenti ruoli che operano nei servizi sociali (quali assistenti sociali, educatori, o.s.s., ecc.) nonché di pensare ad articoli in cui si metta in risalto il “buono” del lavoro sociale.

La proposta che tutti condividono è quella di avviare da questo incontro un percorso di confronto per costruire insieme una rappresentazione ed un lessico costruttivo e condiviso.

Il messaggio che ci portiamo a fine lavori è: appare possibile coniugare il diritto di cronaca e quello alla riservatezza utilizzando un nuovo modo, un rispettoso linguaggio ed un alfabeto condiviso.

Sandra Tartaglione con la collaborazione di Ebe Bruno e la revisione del Presidente Antonio Attinà