Rewind – Riavvolgiamo il nastro – WSWD 26

Rewind – Riavvolgiamo il nastro – WSWD 26

Dopo 3 settimane esatte dal Social Work day ,come ormai da tradizione, per emozionarci rivivendo i momenti salienti e dare la possibilità ai colleghi ed alle colleghe tutti/e di vivere o ri-vivere ciò che è stata la giornata mondiale del Servizio Sociale del 17 marzo a Torino, ecco a voi il Reportage del WSWD 2026.Perfettamente in linea con il tema internazionale: Co-costruire speranza ed armonia, auspichiamo che la rilettura dei contenuti formativi, delle performance artistiche e dei contributi di riflessione, altro non sia che un training per riaccendere la scintilla motivazionale che ci guida come professionisti. La scelta quest’anno è stata quella di affrontare la tematica del lavoro sociale quale strumento mirabile di creazione di reti, interconnessioni a livello di interventi sul campo, di politiche sociali e politiche globali .Il filo rosso lungo cui si è snodata la tematica dell’Harambee, uno per tutti e tutti per uno..si è concretizzato in un’alternanza tra teoria e prassi, tra monito per le istituzioni e motivazioni dei singoli professionisti. Abbiamo scelto inoltre di intrecciare le tematiche accademiche, le sperimentazioni sul campo, le esperienze di diverse figure professionali che lavorano in sinergia con la nostra comunità ; il tutto ravvivato dai colori della musica, della poesia, della fotografia e della scrittura: in una parola dell’arte, di cui il lavoro sociale spesso si riveste. Il contributo del gruppo “Comunicare e Narrare la professione” è stato in tal senso un esempio concreto di espressione delle propri talenti per metterli a disposizione di tutti .Non mi resta che augurarvi : buona lettura!

Sandra Tartaglione Referente Commissione Comunicazione – Ordine Interregionale Assistenti Sociali Piemonte e Valle d’Aosta.
Buona lettura e Buona visione!

Reportage WSWD 202617/3/2026, Teatro Gioiello
Di Alessia Brunetto.

Per il terzo anno consecutivo, con la gioia di chi vede consolidarsi una tradizione, torna il reportage della Giornata Mondiale del Servizio Sociale. Un racconto pensato per chi quel giorno era in platea e per chi, pur non potendo esserci, vuole respirarne lo spirito. Perché il WSWD è prima di tutto partecipazione, è lo spazio fisico ed emotivo dove la comunità professionale si incontra, si riconosce e si rigenera.Il tema scelto a livello internazionale, “Co-costruire speranza e armonia”, ha fatto da cornice a tutte le riflessioni, ricordandoci la potenza della responsabilità collettiva in un’epoca segnata da fratture sociali, economiche e culturali: un appello per unire una società divisa intorno alla parola swahili “Harambee” (“fare insieme”).Quest’anno la scelta della location è ricaduta sul Teatro Gioiello di Torino, cornice che ha ospitato un pubblico numeroso e partecipe. L’atmosfera alle 9 del mattino era quella delle grandi occasioni: brusio di saluti, abbracci ritrovati e sguardi carichi di aspettativa.Ad aprire la giornata sono stati Giorgio Gianre e Raffaella Lisanti, che con i loro interventi iniziali hanno composto una progressione emotiva e concettuale di rara efficacia: con ironia e profondità, hanno posto l’accento sulle problematiche che investono la realtà professionale e sociale; con forza e passione, hanno rifiutato la via della noncuranza; con calore e autenticità, hanno celebrato e dato il benvenuto a chi ogni giorno, nei territori, agisce per ricucire una società divisa. Un crescendo che ha condotto la platea dal buio alla luce, dalla denuncia all’abbraccio della comunità professionale.La mattinata, diligentemente moderata da Sandra Tartaglione, è proseguita con i saluti istituzionali. Le diverse sfumature degli interventi di Federico Riboldi (Assessore alla Sanità, Regione Piemonte); Maurizio Marrone (Assessore alle Politiche sociali, Regione Piemonte); e Carlo Marzi (Assessore alla Sanità e Salute, Regione Valle d’Aosta) hanno sottolineato l’urgenza di consolidare i LEA, investire sulla prevenzione e rafforzare l’integrazione socio-sanitaria in un contesto di crescente insicurezza sociale e cronica carenza di risorse.La parola è poi passata al mondo universitario, con i saluti accademici per l’Università degli studi di Torino di Lorenzo Todesco, presidente del corso di Laurea Triennale in Servizio Sociale, Giovanni Cellini docente del corso di Laurea Magistrale in Politiche e Servizi Sociali;per l’Università del Piemonte Orientale da parte di Andrea Pogliano, presidente del corso di Laurea Triennale in Servizio Sociale .I professori hanno offerto spunti di profondità, incentrati sulla necessità di rafforzare la solidarietà sociale e la partecipazione comunitaria come antidoti alle disuguaglianze. La formazione universitaria, è stato ricordato, è chiamata a raccogliere sfide cruciali: adottare una prospettiva internazionale, integrare saperi interdisciplinari e formare professionisti/e in grado di progettare sistemi integrati di servizi in maniera partecipata, mettendo al centro la tutela dei diritti e la regia dei processi collettivi.A chiudere il ciclo dei saluti istituzionali è stata la Presidentessa dell’OAS Piemonte e Valle d’Aosta, Sabrina Testa. Il suo discorso è stato un potente invito a riflettere sul valore politico, umano e simbolico della giornata. “Co-costruire”, ha esordito, «significa assumersi insieme la responsabilità condivisa, riconoscendo che nessuno si salva da solo». La Presidentessa ha poi ricordato che la bussola che guida il nostro agire professionale deve rimanere la tutela dei diritti delle persone e la promozione di giustizia sociale. In un tempo segnato da fratture, da solitudini invisibili e da un conflitto che sembra trovare più spazio del dialogo, il lavoro sociale deve agire come azione trasformativa, pratica di speranza, presidio vivo accanto a persone, famiglie e comunità. Lo strumento principe è il lavoro di rete, che significa lavorare con le persone e le comunità, e non per loro, mettendone al centro il protagonismo. «Se attraversato con competenza», ha aggiunto, «il conflitto può diventare occasione di crescita collettiva. L’armonia non è assenza di conflitto, ma il frutto del riconoscimento reciproco». La Presidentessa ha concluso con un appello alla politica, sottolineando la necessità di investire nel welfare e di riconoscere il ruolo professionale dell’assistente sociale (un lavoro di confine tra istituzioni e persone, tra emergenza e progettualità) per la coesione sociale. Un appello che si è fatto richiesta esplicita: garantire a chi svolge questa professione condizioni di lavoro adeguate e sostenibili, per il benessere della comunità tutta.Le parole di Sabrina Testa hanno trovato un prolungamento naturale negli intermezzi poetici e musicali che hanno impreziosito la mattinata. Il pubblico ha ascoltato partecipe la poesia “Acuta emozione” di Ebe Bruno, accompagnata dalle note del violino di Soulail Elter, e “Un, due, tre… Stella”, di Rocco Di Bisceglie, con la chitarra di Rocco Di Bisceglie e la voce di Isabella Derosa. “Il posto segreto” di Donatella Garnero, letta con intensità da Elena Giuliano, ha chiuso il trittico artistico, ricordando quanto sia prezioso custodire, dentro e fuori di noi, spazi di umanità.L’“Harambee” ha trovato una potente declinazione nella parte della mattinata dedicata alla costruzione della coesione sociale in contesti plurali. Ad arringare il pubblico è stata la professoressa Roberta Ricucci (Università di Torino), con un intervento dal titolo “Territori inclusivi per tutti – Costruire coesione sociale in contesti plurali”. Con lucidità e passione, la prof.ssa ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di costruire un pluralismo di sguardi e relazioni nei contesti locali, riconoscendo le alterità nel loro potenziale di energia per l’intera comunità. Il suo è stato un monito chiaro: è finito il tempo delle sperimentazioni episodiche, oggi servono interventi strutturali, un cambiamento profondo che investa le pratiche dei servizi, i percorsi di comunità, le politiche sociali e la cultura stessa, per fare della coesione sociale una lente permanente e non un’emergenza a cui rispondere a singhiozzo.L’intervento ha fatto da apripista a quello che si è rivelato il cuore pulsante della mattinata. Le assistenti sociali Cristina Gai e Mikaela Piasentin (Comune di Asti) hanno portato sul palco la loro esperienza progettuale e metodologica dal titolo “Oltre il campo… sguardi e posizionamenti professionali per superare disuguaglianze e dare dignità”. Con un racconto privo di retorica e denso di riflessività professionale, hanno descritto il percorso svolto insieme alle persone sinti e rom per il superamento della baraccopoli del cosiddetto “campo nomadi”. «Non un intervento calato dall’alto – hanno spiegato – ma un accompagnamento delicato e rispettoso, volto a prevenire fraintendimenti e imposizioni». L’obiettivo è stato quello di fornire alle persone gli strumenti per compiere scelte di vita in linea con i propri desiderata, andando oltre la narrazione dominante che tende a problematizzare l’identità di sinti e rom. «Il percorso metodologico – hanno raccontato – si è fondato sulla costruzione di una relazione di fiducia e di riconoscimento reciproco, con una costante pratica di riflessività professionale e fatica, ma anche ricchezza, per modificare il proprio sguardo», ovvero sviluppando la capacità di costruire narrazioni oltre il “deficit”, decostruendo stereotipi e agendo dentro la complessità.Il momento di maggiore intensità emotiva è arrivato quando le colleghe hanno ceduto la parola ad Alessandra Helt, ex studentessa dell’Università del Piemonte Orientale e operatrice del progetto di Inclusione Torino. La sua commovente testimonianza, un intreccio tra storia di vita personale e costruzione dell’identità professionale, ha rapito la sala, descrivendo con parole semplici e profonde il difficile percorso di integrazione identitaria. Helt ha sollecito a riflettere sul peso delle narrazioni pubbliche e del nostro sguardo (professionale e non) sulle comunità sinti e rom. La sala, sospesa in un’atmosfera di ascolto e riconoscimento, è esplosa in una standing ovation.L’intensità del momento è stata suggellata ancora una volta dall’arte. La poesia “Dov’è la verità zingara” di Rasim Sejdic, letta da Ebe Bruno, ha dato parole alla complessità di un’identità troppo spesso raccontata da altri. Le note della canzone “Khorakané” di Fabrizio De André, suonata e cantata da Di Bisceglie e Derosa, hanno invaso il teatro, trasformando la commozione in abbraccio collettivo.A dare profondità e cornice storica al tema è stato l’intervento dell’antropologa Eva Rizzin (Università del Piemonte Orientale), che ha offerto una disamina lucida e necessaria sulle dinamiche di conoscenza e interazione con rom e sinti, concentrandosi sulle pratiche di contrasto all’antiziganismo. I dati paradossali da lei citati hanno avuto la forza di un pugno nello stomaco: l’Italia è al primo posto in Europa per pregiudizio anti-zigano, a fronte del più basso tasso di presenza di questa popolazione sul territorio. Ripercorrendo l’evoluzione storica delle persecuzioni e migrazioni forzate (erroneamente etichettate come “nomadismo culturale”) alle politiche di esclusione e assimilazione, l’antropologa ha sollecitato una decostruzione del linguaggio e delle pratiche pregiudicanti, al fine di mettere in discussione le rappresentazioni egemoniche e costruire uno sguardo altro.Prima di concludere la mattinata e lasciare spazio alla pausa pranzo, il pubblico è stato invitato a soffermarsi sulla mostra fotografica allestita all’ingresso del teatro e ad interagire, attraverso bigliettini messi a disposizione, alla domanda che dava il titolo al progetto: “Tu cosa vedi?” della collega Alessia Congia, dedicato al tema dello sport e della disabilità: un invito a fermarsi, a osservare, a mettersi in gioco in spirito “Harambee”.Dopo la pausa pranzo, il Teatro Gioiello si è nuovamente riempito, carico dell’energia e delle suggestioni della mattinata. I lavori pomeridiani sono ripresi con una nuova tornata di saluti istituzionali, dagli assessori alle politiche sociali Marco Gheller (Regione Valle d’Aosta) e Jacopo Rosatelli (Comune di Torino), a Giuseppe Vircilio, in rappresentanza dell’Ordine delle Psicologhe/gi del Piemonte, a sottolineare la necessità e il valore della collaborazione interprofessionale.È stata poi la volta della Presidentessa del CNOAS, Barbara Rosina, il cui intervento ha offerto spunti di profondità e attualità. Partendo dal concetto “Harambee”, la Presidentessa ha sviluppato una riflessione sul valore della responsabilità condivisa come antidoto alla frammentazione delle comunità e alla crescente sfiducia nelle istituzioni. Ha ripercorso le sfide che la professione si trova ad affrontare: dall’implementazione strutturale dei LEPS al rafforzamento degli organici nei servizi territoriali. Ha poi raccontato l’impegno nel rappresentare la professione nel dibattito pubblico attuale, contrastando quelle narrazioni semplicistiche e talvolta strumentali che rischiano di intaccare l’immagine dell’assistente sociale e il suo ruolo di presidio di giustizia sociale e di tutela dei diritti. Un ruolo, ha ricordato, che è presidio di democrazia e coesione per l’intero paese.Le parole della Presidentessa hanno introdotto il momento dedicato alla comunicazione della professione e, in particolare, al suo racconto alle nuove generazioni. La collega Laura Gedda ha presentato il suo libro illustrato per bambini/e, dal titolo “Smilla fa un lavoro importante”, dato in omaggio a tutte/i le/i partecipanti. Con delicatezza e competenza, Gedda ha spiegato la scelta di costruire una narrazione della figura dell’assistente sociale che partisse dall’esperienza viva della professione, con l’obiettivo di ripulire il campo da pregiudizi e rappresentazioni errate. «Investire sull’infanzia – ha raccontato – significa investire sul futuro, piantare un seme di conoscenza autentica che possa crescere e dare frutti». A impreziosire la presentazione, la presenza dell’illustratore Giovanni Lombardi, che con i suoi disegni ha dato volto e colore al progetto editoriale.Prima di addentrarsi nel cuore del pomeriggio, la giornata si è concessa alla bellezza dell’arte, con interventi musicali che hanno accompagnato il pubblico in una sospensione riflessiva, preparando il terreno al talk show dal titolo “Dicono di noi”, che ha offerto uno sguardo interdisciplinare sulla professione. Hanno partecipato l’avvocato e scrittore Luca Bauccio (autore del libro “Il Lupo di Bibbiano”); il giornalista e Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte Stefano Tallia; la Magistrata e Presidentessa della IX sezione civile del Tribunale di Torino, Roberta Dotta; e lo Psichiatra e Responsabile del SPDS dell’AUSL Valle d’Aosta, Francesco Branca. La discussione, moderata con sapiente equilibrio dall’addetto stampa del Cioas Eugenio Giannetta, ha toccato le rappresentazioni dell’assistente sociale nell’immaginario collettivo e nei media, la complessa ma necessaria costruzione dell’inter-professionalità, e gli intrecci operativi che caratterizzano la presa in carico e i percorsi di cura. Un confronto franco e stimolante, che ha messo in luce come lo sguardo “altro” possa arricchire e problematizzare la nostra auto-percezione, restituendo un’immagine complessa e sfaccettata di una professione che opera al crocevia tra diritti, giustizia e cura.Sul palco è poi salito il “Coro Senza Dimora, Canta che ti passa”, un dispositivo di cittadinanza attiva nato tra le docce dei Bagni Pubblici della Casa del Quartiere Barrito. La loro esibizione ha scaldato il cuore del teatro, e il regalo più grande è arrivato con il coinvolgimento della platea in un canto collettivo, esperienza che ha tradotto in pratica il significato di comunità che si prende cura di sé.Poco prima delle 17.30, è stata la Presidentessa Sabrina Testa a ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questa giornata: le relatrici e i relatori, le artiste e gli artisti, il Consiglio Interregionale dell’Ordine, il gruppo “Comunicare e Narrare la Professione” e tutto il pubblico per l’attenta partecipazione. I suoi saluti hanno chiuso i lavori, ma l’eco delle parole, delle musiche e delle storie è rimasto nell’aria, dentro e fuori il Teatro Gioiello. Una giornata intensa, ricca di riflessione e condivisione, che ha rinnovato il patto di una comunità professionale pronta a co-costruire speranza, insieme.

A voi la foto narrazione a cura di Alessia Congia .