COMUNICATO STAMPA “Si chiude l’udienza preliminare di quella che fu definita la “Bibbiano Torinese” Non luogo a procedere per le assistenti sociali coinvolte”

Si chiude l’udienza preliminare di quella che fu definita la “Bibbiano Torinese” – Non luogo a procedere per le assistenti sociali coinvolte

Tre rinvii a giudizio e cinque proscioglimenti hanno chiuso a Torino l’udienza preliminare per la vicenda di affidamento di bambini che secondo gli inquirenti presentava analogie con il cosiddetto
“caso Bibbiano”.
La storia risale al 2013 e, dopo un procedimento civile, l’inchiesta penale, come riportato da diversi media – ha ipotizzato a vario titolo i reati di falso, abuso d’ufficio, frode processuale,
accesso abusivo al sistema informatico e anche la truffa ai danni non solo dei genitori biologici, ed anche del Comune di Torino, che tra il 2013 e il 2021 ha erogato alle affidatarie 115mila euro di
rimborso spese.
Il giudice per le indagini preliminari ha rinviato a giudizio tre persone, mentre cinque indagati – tra neuropsichiatri, assistenti sociali e altri professionisti dei servizi sociali della Città di Torino – hanno ricevuto la sentenza di non luogo a procedere che si verifica quando il Giudice per le Indagini Preliminari sentenzi che non vi siano stati reati da parte degli imputati e non debbano essere
sottoposti a processo.
Come riporta Rai News, «i due fratelli, ora di 11 e 13 anni, furono allontanati dai genitori biologici per presunti abusi. Questo portò al primo affidamento dei due bambini alle due donne che ora
andranno a processo. Secondo gli inquirenti, tuttavia, gli abusi che hanno portato alla decisione dicontinuare l’affidamento dei bambini sarebbero stati inventati e manipolati proprio dalle due
mamme affidatarie e dalla psicoterapeuta, che si occupava del caso».
«Come Ordine Assistenti Sociali del Piemonte – spiega il presidente Antonio Attinà – ci teniamo a sottolineare che, come si evince dall’indagine preliminare, non vi sono provvedimenti nei confronti delle assistenti sociali coinvolte, le quali risultano in sostanza estranee ai fatti; il Giudice per le Indagini Preliminari ha infatti deciso per il non luogo a procedere per le assistenti sociali coinvolte, non ravvisando i reati per i quali erano state accusate. Ci teniamo a ribadire e sottolineare questo aspetto proprio in risposta al clamore che ha avuto la notizia all’epoca. Come professionisti siamo infatti spesso sotto ai riflettori su fatti di cronaca, subendo attacchi a volte anche severi da parte
dei media. Purtroppo questo pregiudizio sui servizi sociali non fa che aumentare la sfiducia dei cittadini, dimenticando che, laddove dovessero emergere eventi contrari al nostro Codice
deontologico, saremo i primi ad attivare i necessari procedimenti disciplinari».