L’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte partecipa all’audizione del DDLR 64 “Allontanamento zero” con 14 richieste di modifica del testo. Attinà (Presidente): “Disegno di legge migliorato, restano comunque degli elementi di criticità”

29 novembre, Torino. L’Ordine Assistenti sociali del Piemonte è stato convocato in audizione presso la IV Commissione Consiliare della Regione per esprimere le proprie valutazioni in merito al Disegno di Legge Regionale n. 64 “Allontanamento zero. Interventi a sostegno della genitorialità e norme per la prevenzione degli allontanamenti”. Nella stessa audizione sono stati ascoltati i rappresentanti degli Enti gestori delle funzioni socio assistenziali e del Tavolo delle associazioni per l’affidamento.

Antonio Attinà (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) afferma: «Il testo è stato rivisto con un numero cospicuo di emendamenti che tendono a migliorare il testo e che hanno evidenziato la volontà della regione di accogliere le osservazioni a suo tempo prodotte dagli stakeholder. Restano comunque degli aspetti di criticità. Per garantire gli interventi di tutela ai minori e sostegno alle famiglie, ad esempio, è necessario dare un ulteriore impulso al sistema dei servizi sociali e sanitari mettendo in campo nuove risorse finanziarie finalizzate. Non ci possiamo dimenticare dell’alto turnover degli assistenti sociali che operano nei comuni e nei consorzi oltre alle liste d’attesa nei Servizi specialistici della sanità».

L’Ordine regionale chiede ben 14 modifiche al DDL64 con l’abrogazione o la sostituzione di articoli o commi.

La prima osservazione riguarda il titolo del disegno di legge  “allontanamento zero”. Attinà precisa: «Si tratta di una definizione fuorviante perché può dare l’idea che non ci saranno più bambini e ragazzi allontanati dalle loro famiglie. Invece esistono situazioni nelle quali l’allontanamento è l’unica azione di tutela possibile. Lo stesso disegno di legge fa riferimento nel testo a questa fattispecie, non si comprende pertanto la necessità di mantenere una denominazione così fuorviante».

Gli Assistenti sociali piemontesi hanno richiesto espressamente che la norma tenga conto della necessità di sviluppare un sistema integrato di protezione per l’infanzia che sappia rispondere ai bisogni di salute, autonomia lavorativa e abitativa delle famiglie più fragili.

Attinà conclude: «È evidente con questi emendamenti lo sforzo di prevedere una più stretta collaborazione tra servizi sociali e servizi sanitari, ma servirebbe un impegno regionale capace di creare un raccordo sinergico connotato da un linguaggio comune sul tema della protezione dei minori e delle loro famiglie, e dagli stessi tempi nei processi operativi. Altrettanto importante è la necessaria integrazione di tutte le diverse politiche di welfare regionale che passi dalla costituzione di una rete concreta e legittimata dalla Regione sulla base di un chiaro atto di indirizzo che vincoli all’integrazione delle politiche sociali, sanitarie, della casa, dell’istruzione, della formazione professionale e del lavoro. Abbiamo evidenziato, inoltre, come criticità la mancanza di risorse finanziarie: la norma, infatti, non incrementa i finanziamenti pur richiedendo ai servizi uno sforzo in termini di progettualità articolate».